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Tirrenia, richiesta di sequestro di 180 milioni a Onorato Armatori

da | Ott 25, 2021 | Inchieste

Arriva dalla parte pubblica la minaccia più seria al percorso di concordato di Moby spa e CIN spa (ex Tirrenia), le due compagnie di navigazione leader del traffico passeggeri e ro-ro controllate dalla Onorato Armatori srl di Vincenzo Onorato. Il 21 ottobre 2021 i commissari di Tirrenia di Navigazione in amministrazione straordinaria, nominati dal Ministero dello Sviluppo Economico per riportare nelle casse pubbliche i crediti dell’ex compagnia di Stato, hanno chiesto al Tribunale di Milano il sequestro conservativo dei 180 milioni di euro dovuti da CIN spa per l’acquisto della parte buona della compagnia, avvenuto nove anni fa durante la sua privatizzazione. Secondo la richiesta avanzata dai commissari, però, il sequestro deve essere disposto non a CIN spa – reale debitrice oggi in procedura di concordato – ma alla Onorato Armatori srl, società con cui Vincenzo Onorato controlla la compagnia di navigazione e la sua proprietaria al 100%: Moby spa. Il motivo? «Onorato Armatori esercita attività di direzione coordinamento di CIN – scrivono i legali di Tirrenia in A.S. nella richiesta al Tribunale – e ha condotto quest’ultima al bordo dell’insolvenza, con gravissimo pregiudizio dei suoi creditori sociali», al punto che qualora il piano di concordato andasse avanti non sarà pagato allo Stato il dovuto per la privatizzazione dell’ex Tirrenia. 

Il piano di concordato di CIN spa

Nello specifico il piano di concordato prevede ad oggi di saldare a Tirrenia in A.S. solo 36 dei 180 milioni dovuti e fra quattro anni. Anche per questo il presidente di CIN spa, Pietro Maria Putti, comunque stupito dall’iniziativa dei commissari di Tirrenia in A.S. ha sottolineato che «l’azienda da lui guidata, dopo aver ottemperato alle richieste fatte dal tribunale di Milano, si è messa nella condizione di presentare un nuovo piano industriale e un nuovo piano concordatario finalizzato ad offrire soluzioni migliorative ai creditori».

Il voto dei creditori al concordato previsto il 13 dicembre

Il piano di concordato di CIN spa e di Moby spa sarà votato dai creditori il 13 dicembre prossimo. Fatte salve le modifiche promesse anche da Putti, se la maggioranza dei creditori darà il via libera al piano attuale, spariranno 486 milioni di euro di debiti delle due aziende e quindi di conseguenza anche i crediti equivalenti di chi li possiede: soprattutto obbligazionisti, banche e Stato. Se con la parte più forte degli obbligazionisti internazionali Moby spa ha fatto sapere di aver già ottenuto un “Memorandum of Understanding” che prelude ad un voto favorevole e le banche dovrebbero fare altrettanto, il creditore Stato, alias Tirrenia in A.S. continua a rappresentare un’incognita. CIN spa deve infatti 180 milioni del pagamento rimanente di quanto acquisito nel 2012 durante la privatizzazione dall’ex compagnia di Stato Tirrenia, poi messa in amministrazione straordinaria: navi, marchio e altro patrimonio. E i 36 milioni assicurati dal piano di concordato di CIN, arrivato a soli nove anni dalla privatizzazione, sembrano non accontentare la parte pubblica.

La richiesta di sequestro avanzata dai legali di Tirrenia in A.S. il 21 ottobre si inserisce quindi in questo quadro e di fatto lascia presagire un voto contrario dei suoi commissari al piano di concordato di CIN. Scelta che potrebbe comportare l’avvio di una amministrazione straordinaria per la compagnia, con a cascata lo stesso destino per la società che la controlla al 100%: Moby spa. Le conseguenze per i cinquemila dipendenti del gruppo e per i passeggeri sarebbero indiscutibilmente rilevanti. Non a caso lo stesso Tribunale di Milano ha approvato i piani di concordato delle aziende, accettando che la forte riduzione dei crediti fosse compensata da due piani industriali che dovrebbero garantire la sostenibilità delle compagnie senza interventi pubblici, senza tagli al personale né alle rotte, con una governance rinnovata. Anche se su quest’ultimo punto resta, parrebbe dalla scelta dei commissari di Tirrenia in A.s., l’interrogativo sul reale disimpegno dell’armatore Vincenzo Onorato.

Vincenzo Onorato tiene le redini? 

La richiesta di sequestro avanzata dai commissari di Tirrenia in A.S. il 21 ottobre arriva infatti a dieci giorni dalle dimissioni di Vincenzo Onorato dalla presidenza di Moby spa. La notizia era prevista dal piano di concordato della società come indicazione necessaria di discontinuità gestionale ed è stata salutata positivamente anche dalla borsa del Lussemburgo, dove l’obbligazione di Moby da 300 milioni arrivata a valore “spazzatura” nella metà dello scorso anno è risalita al 43%. Tuttavia l’annunciato disimpegno del creatore di Moby spa dalla sua creatura va letta nel quadro di un controllo comunque esercitato dall’armatore su questa tramite la sua Onorato Armatori srl. Quest’ultima infatti guida il gruppo in cui sono inserite Moby spa e CIN spa – gravate da un indebitamento lordo mostre di 720 milioni di euro – per giunta con un capitale sociale di 81mila euro e, secondo le analisi dei legali di Tirrenia in A.S., un “patrimonio netto di 40milioni di euro”. Nella nota dei legali si legge a riguardo che «le informazioni camerali circa l’attività e la patrimonialità di Onorato Armatori restituiscono il quadro di una società gravemente inadempiente ai propri obblighi di legge: l’ultimo bilancio depositato è quello al 31 dicembre 2017, approvato nel 2019, e tutti gli organi sociali inclusa la società di revisione Ernst & Young esprimevano significative preoccupazioni sulla continuità aziendale di Onorato Armatori: prospettazione sicuramente non sanata dalla gestione dei successivi esercizi», cui si aggiunge il fatto che «Onorato Armatori non avrebbe comunque capitalizzazione sufficiente (patrimonio netto di 40 milioni) per il ripagamento del debito risarcitorio dovuto nei confronti di Tirrenia in amministrazione straordinaria (fino a 180 milioni)».

Una tutela futura per lo Stato 

La richiesta di sequestro indirizzata dai commissari di Tirrenia di Navigazione in amministrazione straordinaria proprio a questa controllante, nonostante non abbia al momento l’importo sequestrabile, è quindi soprattutto una forma di tutela futura. Infatti, se il concordato andasse bene e tra quattro anni CIN spa e Moby spa tornassero a fare utili, questi potrebbero arrivare nelle casse della controllante e quindi a Vincenzo Onorato. Eventualità possibile qualora finisca nel nulla il procedimento penale per bancarotta fraudolenta in cui l’armatore risulta indagato insieme al figlio Achille, a Milano, per la gestione del gruppo che ha condotto al concordato le sue aziende maggiori: CIN spa e Moby spa.

Francesco Sanna

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