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“Dentro la Costituzione” – DESTRA E SINISTRA: categorie politiche ancora valide?

da | Giu 21, 2022 | Politica

Dopo la tornata elettorale per le elezioni amministrative di domenica 12 giugno 2022, molti esponenti politici hanno ragionato non solo sul dato locale, ma anche sulla proiezione nazionale del voto soprattutto con riferimento ai capoluoghi di Provincia o alle città con maggiore densità abitativa. Ha vinto la destra o la sinistra, o meglio il centro-destra o il centro-sinistra? Hanno ancora senso queste categorie? Partiamo da questa seconda domanda. 

Qualcuno ha scritto che, in alcuni Comuni (ad esempio quello di Belluno che non andrà al turno di ballottaggio), l’amministrazione entrante presenta un colore politico spiccatamente a destra, quasi a voler sottintendere che la scelta di coloro che si sono recati alle urne costituisce un errore di valutazione. 

Ora, al di là dell’analisi superficiale e molto poco approfondita, ritengo sia innegabile non considerare la tornata elettorale anche (non solo ovviamente) in chiave nazionale viste le elezioni politiche fissate per il 2023.  

La classificazione destra/sinistra, da molti considerata superata, presuppone, invece, una precisa “Weltanschaung”. Un grande maestro di scienza della politica, il prof. Norberto Bobbio (1909-2004), in una sua celebre opera del 1994 dal titolo “Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica”, ritiene che, per la destra, le diseguaglianze tra gli uomini non solo non sono eliminabili, ma risultano anche utili e necessarie per favorire quella incessante lotta volta al miglioramento della società, mentre, per la sinistra, queste devono essere ridotte o abolite. Se così fosse, poco saggi sono le elettrici e gli elettori che optano per forze politiche o liste civiche collegate alla “destra”. 

In realtà, anche la prospettiva di Bobbio più che politologica/filosofica risulta ideologica. Le cose stanno diversamente: la autentica destra ama prima di tutto la realtà, la accetta per come essa è, rispetta l’essere, i suoi limiti e le sue imperfezioni. 

Non vuole cancellare l’esperienza della vita e della storia, il rapporto con le generazioni passate e future, in quanto consapevole che il loro sovvertimento altro non è che esercizio di una volontà di potenza dell’uomo sull’uomo. 

La sinistra, viceversa, anche nelle scelte locali, tende al “cupio dissolvi”, ossia a distruggere legami, nature e strutture in nome di un traffico sempre più insaziabile dei diritti che altro non fa se non incrementare la conflittualità sociale. 

La sinistra, detto in altri termini, nega l’esistenza stessa dell’ordine naturale ed abbraccia il pensiero debole, cadendo così in una evidente contraddizione. 

É costretta, infatti, ad ammettere l’indifferentismo, una concezione sartiana dell’uomo come progetto continuamente in divenire (accolto poi dal personalismo di Mounier (1905-1950)), per cui la persona, degradata a monade, ad individuo, può essere qualunque cosa (uomo o donna a prescindere dalla sua natura filosofica) senza però essere concretamente in grado di realizzare i fini di ciò in cui si riconosce (un uomo potrà sentirsi un serpente, ma non potrà mai strisciare come un rettile). In questo modo, confonde pericolosamente la natura con il naturalismo. 

Alla liberazione della sinistra, la destra contrappone la libertà quale proiezione della socialità stessa dell’uomo (si veda, a riguardo, la lezione insuperata ed attuale di Aristotele). 

Incapace di un confronto critico-dialettico la sinistra, basta leggere i commenti ripetitivi e banali di questi giorni sui social, deve necessariamente “estremizzare” chi ha un pensiero difforme anche a costo di riportare notizie apparentemente verosimili, ma destituite di qualunque fondamento, frutto del vigliacco ideologismo di un certo giornalismo che ha portato l’Italia al 58 posto nella classifica dei Paesi indicizzati con riguardo alla libertà di stampa. 

La destra vive il senso religioso del destino (nel senso etimologico del termine: ciò che sta, come insegna Emanuele Severino (1929-2020)), la sinistra opta per il caso e per l’autodeterminazione assoluta, servendosi della concezione neopositivistica della legge. 

Non siamo, dunque, in presenza di archetipi platonici, ma di precisi sguardi sul mondo con evidenti ricadute anche sul piano etico e morale. 

Venendo, invece, all’esito strettamente elettorale, in quasi tutta Italia la parte del leone la fanno le liste civiche: quelle di centrodestra raccolgono il 22,2%, quelle di centrosinistra il 18,7%. 

In totale le liste di centrodestra ottengono il 43,8% dei voti e quelle di centrosinistra (con anche i 5 Stelle) il 41,9%. 

Tuttavia, al di là di questo dato, è innegabile il vuoto di una cultura politica degna di questo nome che riduce la conservazione a conservatorismo ed il progresso a progressismo.

Prof Daniele Trabucco Costituzionalista in collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it 

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