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Crisi di Governo: Elezioni, ma Draghi continua a legiferare e la maggioranza è quella di prima

da | Ago 6, 2022 | Politica

In questi tempi di mancata fiducia al governo Draghi, continuiamo a vedere invece che, lo stesso Draghi, continua la sua attività di Premier, legiferando con gli stessi che, gli avevano tolto la fiducia.

Vista così questa situazione può apparire un limbo surreale, sospeso in una realtà che è denominata: ”crisi parlamentare” che si è verificata perché, il governo non aveva ottenuto la maggioranza il 21 luglio 2022.

Mattarella stavolta, dopo i vari incontri con Draghi, si è visto costretto a sciogliere le Camere e indire le elezioni anticipate, ma intanto tutto sembra procedere, nell’attività di governo, continuando a sfornare decreti, come se nulla fosse accaduto tra i “migliori”.

Sembriamo un popolo di anestetizzati che assiste così ogni giorno, ad un bombardamento mediatico costante sull’attività governativa estiva, fatta di decreti-legge che prima ci volevano mesi per accordarsi, ora invece, probabilmente “complice” la vicinissima tornata elettorale anticipata, ci siamo chiesti se questa operatività governativa sia compresa nelle attività ordinarie.

Per capirlo bene ci siamo rivolti al Prof. Carlo Iannello esperto di diritto costituzionale chiedendogli se l’attuale esecutivo con le Camere sciolte, possa legiferare facendo decreti-legge con impegni di spesa futuri e miliardari, e quali sono invece i limiti, il recinto in cui questo governo può operare fino al 24 settembre, e così ci ha risposto:

Prof. Carlo Innello: “il governo dimissionario ha poteri limitati all’ordinaria amministrazione, la possibilità di approvare Decreti-legge, è uno dei casi paradigmatici di poteri, che rientrano nell’ordinaria amministrazione.

Ovviamente occorre che il governo così come il governo dotato della fiducia delle Camere e in carica ordinariamente, deve scrupolosamente rispettare i requisiti che sono previsti dall’Art 77 della Costituzione, per l’emanazione dei Decreti-legge e cioè, i casi straordinari di necessità ed urgenza, tanto più deve rispettarli un governo che è limitato all’ordinaria amministrazione.

Quindi nella misura in cui il Decreto-legge risulta sprovvisto dei requisiti straordinari di necessità ed urgenza, come ci ha spiegato più volte la Corte costituzionale, l’atto di decretazione d’urgenza, è costituzionalmente illegittimo e quindi, praticamente è un segno che il governo trasborda dei suoi poteri.

La Corte costituzionale ritiene che attraverso la decretazione d’urgenza, non si possano violare i principi basilari che informano la forma di governo parlamentare, per cui non può, attraverso l’escamotage del Decreto-legge, il governo come dire, impossessarsi della podestà legislativa”.

Ora le funzioni e il perimetro in cui l’esecutivo può muoversi sono chiare, ma come mai tutta questa frenesia di approvare decreti in gran velocità?

A volere essere maliziosi, non sarà per supportare qualche slogan elettorale ed assicurarsi nuovamente la possibilità dello “scranno di controllo” per continuare l’agenda di Davos?

Difficile dirlo, ma ogni giorno che passa, non manca un rifermento nella campagna elettorale appena iniziata da parte dei partiti della maggioranza, di quanto sia indispensabile e stato “bravo” Draghi, con la compiacente stampa nazionale asservita, quale cassa di risonanza mediatica.

Settembre è vicinissimo e, moltissime aziende private sono in pericolo di liquidità e di possibilità di continuare la propria esistenza; le sanzioni europee contro la Russia rimangono e tutto il danno ricadrà sulla pelle degli italiani.

Ma “tutto va bene, tutto è stato fatto bene” questo il disco rotto dei partiti che, con il megafono della stampa mainstream a disposizione, continuano l’elogio di sé stessi e del “loro messia tecnico”.

La polpa è ancora grande e di “ciccia” ce ne è a volontà, ma un consiglio lo possiamo dare: attenzione che a sopravvalutarsi umoralmente troppo, magari potrebbe succedere che ci si accomodi anche fuori del Transatlantico.

Piccola domanda: ma l’agenda di Draghi, ci ha trascinati fuori dalla pandemia? No, ci ha portato un’inflazione oltre l’8%, una recessione e una prossima carestia.

Andrea Caldart

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