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Intervista a Claudio Mutti, direttore della rivista di studi geopolitici “Eurasia”

da | Ott 1, 2022 | Politica

La settimana che si sta concludendo lascia intendere che il conflitto ucraino stia per prendere una nuova direzione e gli scenari potrebbero mutare.

Per cercare di fare un po’ di chiarezza abbiamo sentito un esperto di geopolitica, Claudio Mutti, direttore della rivista “EURASIA”.

Mentre stiamo conversando, è in corso la guerra tra l’Ucraina e la Federazione Russa. Può dirci cosa davvero accade nello scenario bellico dell’Est Europa?

Gli Stati Uniti stanno usando l’Ucraina per inserire un cuneo tra la Russia e il resto dell’Europa. A dirlo non sono io, ma una fonte autorevolissima, non certo sospettabile di antiamericanismo: George Friedman, presidente della Strategic Forecasting, Inc., conosciuta come Stratfor. Parlando al Chicago Council of Global Affairs, Friedman ha detto: “L’interesse primario degli Stati Uniti, per il quale abbiamo combattuto le guerre di un secolo (la Prima, la Seconda e la Guerra Fredda) consiste nell’impedire la saldatura fra la Germania e la Russia, perché unite rappresentano l’unica forza in grado di minacciarci. Per gli Stati Uniti la paura fondamentale è che il capitale finanziario e la tecnologia tedeschi si saldino con le risorse naturali e la mano d’opera russe. È l’unica alleanza che fa paura agli Stati Uniti, cerchiamo di impedirla da un secolo”.

Alla luce del voto in Italia di domenica 25 settembre, è probabile che ci siano echi sulle relazioni diplomatiche bilaterali tra l’Italia e la Federazione Russa?

Pochi giorni prima delle elezioni italiane la Pravda scriveva: “la potenziale nuova premier italiana, Giorgia Meloni, ha scelto la strada del caos (…) sarà una ferma atlantista e sostenitrice dell’Ucraina”. La cruda e realistica diagnosi dello storico quotidiano russo è stata confermata il 26 settembre dalla Meloni stessa. Al messaggio diplomatico di Dmitrij Peskov, portavoce del presidente Putin, che parlando dell’Italia diceva: “Siamo pronti a dare il benvenuto a qualsiasi forza politica in grado di mostrarsi maggiormente costruttiva nei rapporti con Mosca”, Meloni ha risposto indirettamente dichiarando il “leale sostegno alla causa della libertà del popolo ucraino”. Facendo poi eco a Draghi nel negare validità ai referendum di annessione alla Russia delle quattro regioni ucraine, ha aggiunto: “Putin dimostra ancora una volta la sua visione neoimperialista di stampo sovietico che minaccia la sicurezza dell’intero continente europeo”.

Nel mese di settembre, si sono verificate grandi falle sottomarine nelle condotte Nord Stream 1 e Nord Stream 2. Come si spiegano?

Si spiegano alla luce delle esplicite minacce fatte all’inizio di quest’anno dal presidente degli Stati Uniti e dal vicesegretario di Stato americano. Infatti, il 7 febbraio 2022 Biden promise che, se la Russia avesse attaccato l’Ucraina, il Nord Stream 2 non sarebbe più esistito perché gli USA lo avrebbero tolto di mezzo per sempre. Il 27 gennaio 2022 Victoria Nuland aveva anticipato la minaccia di Biden garantendo che, in caso di attacco russo all’Ucraina, il Nord Stream 2 non sarebbe andato avanti. Alle minacce sono seguite le manovre militari. Il 2 settembre l’elicottero americano FFAB123, proveniente con ogni probabilità dall’ala aerea della nave d’assalto USS Kearsarge, ha volato lungo la rotta dei gasdotti nei punti in cui si sarebbe poi verificato “l’incidente”.  Il 13 settembre altri aerei da combattimento americani hanno ripercorso la rotta del suddetto elicottero.  Nel giorno in cui si è verificato “l’incidente”, un distaccamento di spedizione di navi della Marina degli Stati Uniti guidate dalla USS Kearsarge si trovava a circa trenta chilometri.

Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj è il presidente dell’Ucraina, repubblica semipresidenziale che non può certo essere considerata una superpotenza (con una popolazione di poco più di 40 milioni di abitanti e un tenore di vita ancora lontano dai parametri dell’Occidente europeo). Ciononostante, pare che l’influenza del presidente Zelens’kyj (per essere chiari, le richieste che periodicamente rinnova ai Paesi del Blocco atlantico) sia forte, da cui conseguono risvolti importanti per l’equilibrio geopolitico a danno della pace. È così?

Volodymyr Zelens’kyj è diventato presidente dell’Ucraina grazie all’oligarca miliardario Ihor Kolomojs’kyj, ex governatore dell’oblast’ di Dnipropetrovs’k, fondatore di PrivatBank, presidente della Comunità Ebraica Unita dell’Ucraina e cittadino israeliano, finanziatore del Battaglione Aidar, nonché proprietario del canale televisivo che ha assicurato il successo di Zelens’kyj come attore. Subito dopo la sua elezione, Zelens’kyj ha ricevuto l’agenda da seguire tramite un comunicato della fondazione Renaissance, la quale con l’Ambasciata USA a Kiev e col famigerato National Endowment for Democracy è tra i principali finanziatori dell’Ukraine Crisis Media Center, l’organizzazione che fornisce informazioni sull’Ucraina ai media occidentali. Presidente di un Paese che, in seguito al golpe di Euromajdan, si è trasformato nel principale avamposto occidentale contro la Federazione Russa, Zelens’kyj esercita in maniera plateale la funzione di megafono della NATO che gli è stata assegnata da Washington.   

Abbiamo finora citato i Paesi belligeranti e l’Italia. Vuole approfondire la strategia degli Stati Uniti? Quale ruolo hanno giocato e giocano gli americani in Europa?

La guerra contro la Russia combattuta dagli Stati Uniti per interposta Ucraina trae origine dalla medesima strategia antisovietica elaborata a suo tempo dal segretario di Stato americano Zbigniew Brzezinski; il quale, per illustrare il ruolo determinante che un’Ucraina separata dalla Russia è chiamata a svolgere nella strategia americana di controllo totale dell’Eurasia, citò la celebre formula del geopolitico britannico Mackinder: “Chi ha il potere sull’Europa orientale domina il Territorio-Cuore (grosso modo, Russia e regioni limitrofe); chi ha il potere sul Territorio-Cuore domina l’Isola-Mondo (ossia il Continente antico); chi ha il potere sull’Isola-Mondo domina il mondo”. Insomma, la “geostrategia per l’Eurasia” fatta propria dall’imperialismo statunitense comporta che ad ogni costo venga impedito a Mosca di esercitare la sua egemonia sulla propria storica sfera d’influenza. E l’Ucraina, vero e proprio “perno” geopolitico, esistendo come paese “indipendente” impedisce alla Russia di essere un impero eurasiatico. In particolare, l’Ucraina “indipendente” garantisce al blocco occidentale l’accesso alla regione transcaucasica, dove è possibile minacciare da vicino l’Iran e garantire il dominio regionale di Israele.

Matteo Pio Impagnatiello

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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