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“Cinemanifesto”: Fuori Registro

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Quattro film per raccontare la scuola attraverso le sue contraddizioni, dal rapporto tra insegnanti e studenti alle fragilità di un’istituzione che riflette i conflitti della società

La scuola è ricominciata, con la sua routine e i suoi ruoli apparentemente ben definiti: da una parte chi insegna, dall’altra chi impara. Un parallelismo tutt’altro che netto, perché il confine tra queste due figure è permeabile e continuamente attraversato da scambi che generano vicinanza, conflitto, dipendenza e, troppo spesso, incomprensione.

Nella storia del cinema, l’ambiente scolastico è tra quelli più raccontati, proprio per le sue contraddizioni e per la sua complessità sociale. Commedia, dramma, cinema indipendente e persino horror hanno attraversato questo universo multiforme, utilizzando la scuola come specchio di una società fatta di gerarchie, fragilità e rapporti di potere. Con l’anno scolastico ormai entrato nel suo ritmo quotidiano, proponiamo quattro film non così scontati in cui la scuola e la società vengono raccontate attraverso gli occhi di chi spende la vita tra i banchi.

Confidenza(2024) di Daniele Luchetti, porta il rapporto tra insegnante e studentessa fuori dall’aula, mostrando quanto a lungo possa sopravvivere una relazione nata dentro la scuola. Pietro Vella è un professore che costruisce gran parte del proprio fascino sulla capacità di conoscere gli altri, di spingerli a rivelarsi. La confidenza diventa però un territorio ambiguo, dove la conoscenza dell’altro può trasformarsi in potere. Luchetti, adattando il romanzo di Domenico Starnone, non racconta quindi il professore come modello di riferimento, ma come figura capace di lasciare una traccia difficile da cancellare. Una riflessione sulla seduzione dell’autorità.

Detachment – Il distacco (2011) Tony Kaye sceglie invece di raccontare un insegnante che sembra voler fuggire dall’autorità. Henry Barthes è un supplente che passa da una scuola all’altra senza permettere a se stesso di creare legami duraturi. Attorno a lui ci sono studenti problematici, famiglie assenti, colleghi esausti e un sistema scolastico incapace di contenere il disagio sociale che gli viene affidato. Un film volutamente eccessivo e melodrammatico, che ha riscosso un notevole successo al momento della sua uscita nelle sale.

Monsieur Lazhar (2011) di Philippe Falardeau parte da una situazione traumatica. In una scuola di Montréal, Bachir Lazhar, immigrato algerino, sostituisce un’insegnante morta suicida. La classe deve affrontare il lutto mentre il nuovo professore cerca di comprendere l’ambiente che lo circonda. Il film è interessante proprio perché non costruisce la figura del maestro profeta che arriva dall’esterno per insegnare a tutti una lezione di umanità. Anche lui è un uomo ferito, costretto a fare i conti con un passato che gli studenti non conoscono. L’insegnamento diventa così una relazione umana tra persone che devono imparare a riconoscersi.

La sala professori(2023), di İlker Çatak porta infine il rapporto tra docenti e studenti dentro le tensioni dell’istituzione. Alcuni furti avvenuti in una scuola tedesca spingono l’insegnante Carla Nowak a cercare il responsabile. Quella che sembra una semplice indagine si trasforma progressivamente in un sistema di sospetti e interrogatori. Il film è difatti un thriller claustrofobico nel quale tutela, giustizia e punizione finiscono per confondersi. La classe diventa il luogo in cui le paure degli adulti ricadono direttamente sui più giovani.

Samuel Campanella

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it 

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