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Home Cultura e società Io Rompo Il genere oltre il merito: le due facce di una distorsione culturale e il silenzio sulle rendite di posizione femminili

Il genere oltre il merito: le due facce di una distorsione culturale e il silenzio sulle rendite di posizione femminili

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Le recenti dichiarazioni del vicepremier Antonio Tajani, che ha evocato la metafora della “moglie con la gonna lunga” e della sobrietà domestica contrapposta all’inaffidabilità dell’appariscente, hanno riacceso l’immancabile scontro politico sui residui storici del patriarcato.

L’impianto retorico emerso dal palco di Formello solleva interrogativi che vanno ben oltre la mera gaffe comunicativa, richiamando alla mente schemi relazionali di matrice ottocentesca. 

Tuttavia, ridurre il dibattito pubblico a una polarizzazione ideologica standard rischia di occultare la complessità di una dinamica sociale profonda e asimmetrica, radicata nel tessuto civile ed economico del nostro Paese.

Da un lato, la reazione mediatica ha giustamente evidenziato l’anacronismo di un modello che relega la figura femminile a custode della stabilità familiare in base a criteri estetici o morali predeterminati.

Francesca della Valle – Io Rompo

Da un punto di vista strettamente sociopolitico, questa visione perpetua una concezione paternalistica dello spazio pubblico e privato, ma la vera anomalia del sistema italiano, se analizzata con rigore laico e spirito politico, risiede nell’incapacità strutturale di far prevalere il principio della persona e della competenza individuale sul mero dato biologico del genere.

Il nodo cruciale si colloca all’incrocio tra la sociologia del potere e l’etica del lavoro.

Se l’ordinamento costituzionale italiano, all’articolo 3, sancisce l’eguaglianza formale e sostanziale rimuovendo gli ostacoli che limitano la libertà e lo sviluppo della persona umana, la prassi quotidiana devia spesso verso logiche clientelari e corporative. In questo scenario, non si può ignorare una responsabilità di natura etica e sociale che ricade su una parte del mondo femminile: la scelta di abdicare alla logica del merito e della gavetta professionale per beneficiare di rendite di posizione collegate a ruoli relazionali, siano essi di natura coniugale, affettiva o clientelare.

Il fenomeno delle ascese agevolate, speculari alla rinuncia a un percorso di formazione e sacrificio sul campo, rappresenta l’altra faccia della medaglia del medesimo impianto culturale ottocentesco.

Quando la prossimità al potere politico o economico – vissuta come coniuge, compagna o figura di fiducia – diventa uno strumento per eludere la selezione meritocratica, si consolida un sistema di privilegi che danneggia in primo luogo le donne che scelgono la via dell’autodeterminazione lavorativa.

È il paradosso di un assistenzialismo relazionale che, pur garantendo un’immediata ascesa o facilitazione dell’esistenza, cristallizza l’idea che la donna necessiti di una tutela o di una cooptazione per accedere ai vertici decisionali.

Questo meccanismo strutturale altera le regole del gioco democratico e professionale. In Italia, la cultura del merito fatica ad affermarsi perché i corpi sociali, la politica e le istituzioni rimangono ancorati a una logica identitaria o di appartenenza. Il genere, in questa prospettiva, smette di essere una caratteristica neutra della persona e si trasforma in un fattore di mercanteggiamento politico o in una quota di rappresentanza formale. Le quote di genere e le politiche di cooptazione, concepite originariamente come strumenti temporanei di compensazione giuridica, rischiano di tradursi in paraventi ideologici che coprono l’assenza di una reale valutazione delle competenze individuali.

Chi accetta il privilegio della facilitazione esistenziale senza passare dal vaglio del talento e dell’indipendenza economica si rende complice dello stesso sistema che a parole dichiara di voler combattere. 

La subordinazione della dignità professionale alla logica dell’opportunismo relazionale rallenta il processo di modernizzazione del Paese, lasciando indietro chi non ha protezioni e chi crede nella competizione trasparente.

In conclusione, superare l’eredità di una visione patriarcale richiede un duplice sforzo.

È necessario scardinare i linguaggi e i pregiudizi che tendono a incasellare la donna in ruoli domestici o stereotipati, ma è altrettanto urgente rifiutare le scorciatoie sistemiche e il conformismo di genere.

Finché la società italiana preferirà la logica del privilegio relazionale all’affermazione della persona e del suo percorso di gavetta, i discorsi sulla parità rimarranno vuoti esercizi di retorica, e il merito continuerà a essere il grande escluso della nostra storia repubblicana.

Francesca della Valle – Giornalista Conduttrice Autrice Scrittrice Attivista civile

Presidente di Labirinto 14 Luglio

Labirinto14luglio@libero.it

www.francescadellavalle.com

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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