Oggi tanti vogliono parlare, esprimersi, mettersi in mostra, realizzare se stessi, avere successo, non solo facendo soldi, ormai Primo Comandamento, ma anche scrivendo, sui social, nei libri, e tanti credono, narcisisticamente, superbamente, di avere cose giuste o fondamentali da esprimere, da dire, da comunicare, anche quando non hanno nessuna competenza scientifica o artistica.
Però (quasi) nessuno ascolta, e pochi leggono. Pochi hanno capacità di pensiero critico, nell’accezione di Popper, ma tutti pensano di averle.
Miglior sorte hanno i video, nella inciviltà dell’immagine, dell’apparenza e dell’ignoranza, perché meno impegnativi e difficili. Hanno successo comunicativo soprattutto i video piacevoli e che sono in linea con la mentalità narcisista, edonista e materialista di moda.
Nella comunicazione sociale si seguono poi e si è d’accordo con quelli con cui si era già d’accordo, in quanto si è schierati, come soldatini inconsapevoli, ma pretenziosi, nello stesso gruppo, politico, ideologico, religioso, ecc., reale o di riferimento (concetti della Psicologia sociale: il gruppo di riferimento è quello a cui si aspira appartenere, oggi pure in modalità virtuale).
Nella società che crolla, nella socialità decadente, e ormai al capezzale, nella vita tornata tribale, dominata da istinto di sopravvivenza e passioni, spesso non si ragiona, anche se ognuno crede di farlo, piuttosto si tende a far gruppo, ideologicamente. Si pensa, quando non, spesso, solo per gretta e materiale convenienza, per pregiudizi, stereotipi, luoghi comuni di gruppo, variamente articolati e applicati. Gli stessi slogan del Pensiero Unico, dell’ideologia dominante, sono usati per la convenienza personale, materialista, edonista e pure familista.
Siamo al trionfo della post-verità, di cui ha parlato McIntyre.
Ma intanto tutti vogliono essere amati, perciò parlano, cercano like e cuoricini, si esprimono con i video, con i libri, si mettono in mostra, e molti pensano anche di combattere sacrosante battaglie, social e non, e tutti credono di essere giusti, di avere ragione, molta Ragione, di sapere.
E intanto però non si ama.
O l’amore è inquinato dall’odio. L’amore è precario, volubile, superficiale e selettivo. Esclude i non devoti alla persona, alla famiglia, al gruppo ideologico, ecc.
Questa è una società povera di amore reale, che è spirituale, e si cerca perciò molto quello succedaneo, il suo surrogato virtuale, il successo, l’approvazione.
È una società, inoltre, dove si vive aggrappati – affettivamente – gli uni agli altri, nei piccoli gruppi reali rimasti, dalla coppia, ai figli, ai pochi amici o parenti…
Dio, fonte dell’amore vero, spirituale, dopo la secolarizzazione di massa, è negato ed escluso, con pseudo teorie e/o con i fatti, per amore al peccato, pure dagli pseudo credenti.
Le anime, l’umiltà e l’amore umano, cristianamente intesi, sono generalmente morti.
Chi vive stabilmente nel peccato, ha insegnato Gesù Cristo, ha l’anima infestata di demoni, non ama, ma odia. I demoni, capaci di influenzare psiche e corpo, infatti sono intelligenti, furbissimi e cattivi, odio allo stato puro. Perciò esso nella società sta dilagando, producendo conflitti di ogni tipo, in ogni ambito sociale, ed aumenterà ancor più, fino a produrre stragi, guerre civili e guerre.
E. Fromm, grande psicanalista laico del ‘900, diceva che il bisogno fondamentale degli esseri umani è quello di unione. E Fromm ha studiato, a suo tempo, come si è arrivati alle identificazioni collettive delle dittature del secolo scorso: non c’erano solo i dittatori, c’erano le masse che li seguivano e li idolatravano. E le personalità autoritarie, malate, studiate dalla Scuola di Francoforte, che erano alla base di tali identificazioni collettive, le abbiamo oggi, aumentato il laicismo, ancora di più, anche se finora, in Occidente, non essendoci la rivoluzione e la guerra, è sembrato prevalere l’individualismo anarcoide.
Se non per quelli che già partecipano alle manifestazioni e agli scontri di piazza, per ora, per gli altri, gli schieramenti e l’odio sono solo verbali, elettorali, virtuali, o vissuti nel privato. Si parla tanto degli odiatori in rete e dei casi di cronaca. Ma le cose stanno cambiando. In peggio.
Ciò che stiamo vivendo e ciò che abbiamo davanti è simile e peggiore rispetto a ciò che ha portato alla Seconda guerra mondiale, costruita sui fanatismi, di centro, di sinistra e di destra, degli anni precedenti.
La mancanza di amore reale, di unione con Dio, fonte dell’amore vero, porterà sempre più, nel dilagare generale dell’odio e per il bisogno psicologico animale di sopravvivenza, di identificazione e appartenenza collettiva, al costituirsi di bande, squadre e gruppi armati vari, con diversi slogan, ideologie e bandiere, mentre gli Stati più forti e organizzati faranno vere e proprie guerre, con i metodi e le tecnologie attuali.
Per cogliere, inoltre, o supporre, nell’analisi, un altro aspetto dei recenti e prossimi movimenti di protesta, da quelli Pro-Palestina, a quelli contro le politiche (definite, a mio avviso, non senza ragione pauperiste, militariste e guerrafondaie) dei governi occidentali, andando aldilà delle motivazioni politiche ufficialmente addotte, bisogna forse rifarsi ad alcuni concetti della teoria dei movimenti collettivi del prof. Alberoni. Egli, utilizzando la psicanalisi, ha sostenuto, tra l’altro, in “Movimento e istituzione” del 1977, che un movimento collettivo nasce anche perché alla base c’è un precedente sovraccarico depressivo dei partecipanti, che sfocia, aldilà dei motivi ideologici addotti, in una sorta di innamoramento collettivo, che è un tornare a vivere, psicologicamente, grazie ad una diversa socialità che si crea col movimento, e che consente di uscire dalla deprimente deprivazione sociale e affettiva precedente.
Dopo la fine dei movimenti degli anni Settanta, si vive da decenni ritirati nel privato, con un orizzonte esistenziale materialista (per l’avvenuta secolarizzazione), individualista, familista, e con un sovraccarico di aspettative e richieste nei rapporti primari, familiari e simili, gli unici sopravvissuti. Si vive vieppiù isolati, nelle case e no, sempre davanti ad uno schermo, che prima era solo la televisione, poi il computer, poi il tablet e lo smartphone. L’isolamento sociale e la conseguente deprivazione relazionale, affettiva e cognitiva, sono di dimensioni epocali.
Tutto ciò, lo stile di vita attuale, non soddisfa affatto i bisogni spirituali e psicologici profondi delle persone. Non si vive di solo pane, sesso, soldi e video.
Se a tanta povertà spirituale e psicologica si viene ad aggiungere poi quella materiale, come sta accadendo per i ceti che si vanno proletarizzando, a causa della crisi internazionale scaricata da anni (quelli dell’ascesa della Cina e dei suoi alleati) su di essi, la rivolta anche folle, violenta o apparentemente immotivata, diventa inevitabile.
A questo bisogna aggiungere poi la frustrazione e la rabbia dei ceti immigrati non benestanti e non integrati, né integrabili ideologicamente, per loro stessa volontà, nei sistemi occidentali.
Andare in strada e organizzarsi in gruppi, il movimento, per tante persone, giovani e non, detto grossolanamente, è una botta di vita, è un tentativo di risurrezione senza Dio, ma come tale è destinato al fallimento. È un’effervescenza collettiva temporanea d’impronta materialistica, cui seguirà – storicamente è successo altre volte – la delusione e altre catastrofi. “Scuotilo tu, Komsomol, l’abito polveroso di questi nostri giorni”, cantava Majakovskij, all’organizzazione dei giovani comunisti, nella depressione seguita alla Rivoluzione russa, e prima di suicidarsi.
Oggi, l’umanità occidentale, drogata dai peccati, pendolare tra superficialità e vizio, tra depressione e violenza, con le narrative laiciste dell’ideologia di massa, deliranti e anche paranoidi, indotte ma fatte proprie dai più, è una umanità alla ricerca cieca e folle di una via d’uscita esistenziale, che con il laicismo però non può trovare, e quindi sta impazzendo. Restano quindi solo la fanatizzazione (politica, o religiosa fondamentalista) e la violenza (anche cieca e del tutto immotivata).
Una umanità così malata, che va dalle élites, le maggiori responsabili, alle masse, di fatto inconsapevolmente complici, non rinsavirà, nella parte superstite, se non con grandi catastrofi e sofferenze, se non tornando veramente a Dio.
Marco Santoro – 2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002
Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino
Docente di Filosofia e Storia nei Licei
Professore a contratto all’Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche.
In collaborazione con: www.gazzettadelelmilia.it
Foto copertina: immagine generata dall’AI

