L’allineamento acritico dell’Arcidiocesi di Milano alla semplice formula dell’«obbligo di legge» per l’accesso dei più piccoli ai servizi educativi e alle scuole dell’infanzia segna una grave resa etica e politico-sanitaria. Di fronte a un tema che tocca da vicino l’incolumità dei minori e le scelte di migliaia di famiglie, l’autorità ecclesiastica milanese ha preferito trincerarsi dietro al freddo formalismo statale, rinunciando alla propria funzione di guida morale e al dovere di esigere la piena trasparenza dei dati.
Una politica sanitaria autenticamente orientata al bene comune non può fondarsi sulla cieca obbedienza, ma deve esigere la massima conoscibilità delle evidenze scientifiche e della sicurezza dei trattamenti. Come denunciato dal Comitato di Scopo 2CS — rete che riunisce oltre 100 associazioni territoriali affiancate da esperti in ambito medico, scientifico e legale —, le istituzioni pubbliche continuano a eludere le richieste di chiarimento. Le numerose istanze di accesso civico presentate ai sensi dell’art. 1-ter della Legge n. 119/2017 per acquisire gli atti istruttori e le analisi di sicurezza sui vaccini pediatrici non hanno ottenuto risposte esaustive, lasciando zone d’ombra sulla reale incidenza degli eventi avversi e sui presupposti dell’immunità di gregge. Imporre trattamenti preventivi in assenza della piena ostensione dei dati pubblici mina la fiducia nelle istituzioni e ferisce i principi dello Stato di diritto.
A complicare il quadro intervengono marcati condizionamenti di mercato che sacrificano l’autonomia decisionale di genitori e medici. Il progressivo ritiro dal mercato dei vaccini monocomponenti a favore dei formulati pluricomponenti risponde a palesi logiche commerciali che limitano la libertà di scelta e impediscono una personalizzazione terapeutica basata sul profilo del singolo bambino. In questo scenario, il principio del consenso informato rischia di ridursi a un mero adempimento burocratico. Che la Chiesa milanese assista in silenzio a questa compressione del diritto alla salute e della libertà di cura rappresenta una grave omissione pastorale e sociale.
Mettere davvero al centro la protezione dei minori significa ripristinare con fermezza il caposaldo della deontologia medica: il primum non nuocere. La salute dei bambini non è un concetto astratto da gestire secondo logiche di massa o automatismi sanzionatori, ma richiede la meticolosa e rigorosa valutazione del rapporto rischi-benefici su ogni singolo individuo.
Con la nota ufficiale inoltrata via PEC alla Curia, il Comitato 2CS ha rivolto un accorato appello affinché la Diocesi di Milano sappia ritrovare la profezia del Vangelo ed ergersi a promotrice di un confronto pubblico libero, sereno e indipendente. Solo rimettendo al primo posto la salute integrale, la trasparenza scientifica e i diritti fondamentali dei minori, le istituzioni potranno restituire dignità alla persona e dimostrare che la vita dei bambini viene prima di qualsiasi logica di potere o di mercato.
Piero De Ruvo
Foto copertina: immagine generata dall’AI

