Risparmio tradito: Veneto Banca
Quella che stiamo per raccontare oggi nella nostra “Agorà” è una storia che si è conclusa con il lieto fine per un associato “Dalla Parte del Consumatore”, la vicenda del quale, però, riguarda migliaia di risparmiatori italiani.
Stiamo parlando di uno dei più grandi casi di “risparmio tradito”, quanto a persone coinvolte, della storia italiana: Veneto Banca.
La vicenda è tristemente nota alle cronache ed ai lettori della nostra rubrica (più volte abbiamo dedicato approfondimenti all’argomento) ma, di fronte ad uno scenario che sembrava burrascoso per i consumatori che avevano visto andare in fumo i proprio risparmi, per molti, moltissimi di essi (lo scenario) è cambiato e sono riusciti ad ottenere la restituzione del “maltolto”.
Quando è scoppiato il caso, ormai nel lontano 2015, la due domande che venivano poste con maggiore frequenza erano le seguenti: “Riuscirò mai ad avere indietro i miei soldi?” ed ancora “Avvocato, si rende conto che ci stiamo andando a scontrare contro un colosso economico?”.
Ovviamente, alla prima domanda non si poteva dare una risposta e ci si è sempre limitati (parlo, ovviamente, per i casi che ho seguito personalmente e per quelli che sono stati illustrati agli sportelli “Dalla Parte del Consumatore, www.dallapartedelconsumatore.com), dopo aver studiato la singola fattispecie, ad illustrare al risparmiatore se vi fossero o meno i presupposti per poter procedere giudizialmente o meno e, comunque, i punti di forza e di debolezza della difesa in un eventuale processo.
Alla seconda domanda, invece, che sottendeva il giusto timore della battaglia di Davide contro Golia, anche sulla base dell’esperienza maturata a partire dagli inizi degli anni 2000 nella difesa sia associativa che giudiziale dei consumatori, era possibile rispondere tranquillamente che la sproporzione a livello di potenza economica tra il singolo risparmiatore e la Banca non doveva preoccupare.
Per fortuna, infatti, a partire dal primo scandalo finanziario, vale a dire quello della Banca 121, per poi passare alle note vicende Parmalat, Cirio, Argentina, sino ad arrivare all’epoca dei fatti (2015) a Veneto Banca ed oggi (2026) ad un caso esploso subito dopo (2016 – 2017) e, cioè Banca Popolare di Bari, dinnanzi ai Tribunali di tutta Italia e, quindi, dinnanzi alla giustizia lo squilibrio economico tra le parti in causa non si è mai tradotto in uno squilibrio dei diritti.
L’Italia, infatti, in materia di tutela dei risparmiatori così come non è munita di una normativa idonea a prevenire e/o scoraggiare fenomeni negativi come quelli in esame, così può vantare una magistratura particolarmente attenta a tali tematiche e problematiche, che ha dato vita ad un quadro giurisprudenziale molto incoraggiante per i risparmiatori vittime del “risparmio tradito”.
Le stesse due domande di cui sopra erano state poste dal risparmiatore la cui vicenda si è recentemente conclusa, come si è detto all’inizio dell’articolo, con un lieto fine.
Vediamo insieme cosa era successo.
Il risparmiatore, oggi ottantenne, aveva acquistato azioni della Veneto Banca dalla allora Banca Apulia sulla base delle assicurazioni ricevute dalla stessa che si trattava di un investimento sicuro a capitale garantito e dal quale il consumatore poteva svincolarsi in qualsiasi momento tornando in possesso del proprio denaro.
Come sappiamo, però, purtroppo, non è andata così.
Il risparmiatore in questione, così come migliaia di altri malcapitati, ha visto andare in fumo i propri risparmi.
I titoli acquistati, infatti, non erano a capitale garantito e non potevano essere disinvestiti in qualsiasi momento qualora il risparmiatore avesse deciso di procedere in tal senso.
Si trattava, infatti, delle famigerate azioni illiquide.
Tralasciamo tutti i passaggi della vicenda che ha riguardato l’associato “Dalla Parte del Consumatore”, così come tralasciamo gli aspetti giuridici ed i cinque anni di processo che, da un lato, sono stati molto combattuti da un punto di vista tecnico – legale, dall’altro, sono stati estenuanti, da un punto di vista emotivo, per il risparmiatore, vissuto nell’incertezza sull’esito del giudizio e nel timore che qualora, dato anche l’avanzare dell’età, avesse avuto bisogno di cure mediche o si fosse verificato un imprevisto economico, non avrebbe potuto contare sui risparmi di una vita.
Arriviamo direttamente al lieto fine.
Nei giorni scorsi il Tribunale al quale il risparmiatore si era rivolto ha accolto integralmente la sua difesa condannando la Banca Intesa San Paolo, che aveva incorporato per fusione Banca Apulia, al risarcimento del danno in favore dell’associato “Dalla Parte del Consumatore” quantificato in € 34.0000,00, pari all’importo investito maggiorato di interessi e rivalutazione economica.
È stata, infatti, dichiarata dall’Autorità Giudiziaria, la violazione da parte della Banca Apulia, quale intermediaria, nella vendita, nel caso di specie, di azioni Veneto Banca, degli obblighi di informazione sulla stessa gravanti.
Al di là dei profili giuridici della vicenda, essa fa riflettere sulla circostanza che nei casi di violazione dei diritti molto spesso “chi la dura la vince”.
Se, infatti, il risparmiatore si fosse lasciato intimorire dai rischi, dai tempi lunghi della causa, dallo scontro con Golia, avrebbe abdicato ai propri diritti che sarebbero stati, quindi, non solo violati ma “calpestati”, nel silenzio generale.
Quando, infatti, il rumore mediatico della vicenda, in questo caso “Veneto Banca”, si fosse arrestato, i riflettori su di essa si fossero spenti e fosse calato il sipario, lo sfortunato consumatore sarebbe rimasto privo dei propri risparmi, drammaticamente volatilizzatisi, nell’indifferenza generale.
Per fortuna non è andata così ed oggi il consumatore può tirare un profondo sospiro di sollievo.
Avv. Emilio Graziuso – Avvocato Cassazionista e Dottore di Ricerca
Presidente dell’Associazione Nazionale”Dalla Parte del Consumatore”
In collaborazione con: www.gazzzettadellemilia.it

