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Sistema sociale, sistema formativo e movimenti di protesta

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La distinzione tra funzione manifesta e funzione latente di un’istituzione risale a R. Merton, funzionalista,  uno dei più importanti sociologi del Novecento.

La funzione manifesta è l’insieme degli scopi dichiarati, ufficiali, legali, per cui esiste un’istituzione. La funzione latente è invece ciò a cui essa serve realmente, gli scopi di fatto perseguiti, anche non dichiarati  affatto.

La scuola pubblica, in Occidente, come il sistema mediatico, espleta la funzione sociale latente di ideologizzare e controllare le masse per conto dell’élite capitalista, il vero Potere, che domina l’economia (possiede tutte le grandi aziende,  finanziarie e non), il sistema politico (crea e finanzia i partiti, piccoli e grandi, di centrodestra e di centrosinistra) e la società, in cui diffonde l’ideologia/cultura dominante (espressione in origine di Marx), ovvero l’unica ideologia/cultura di massa, che è oggi laicista e progressista (radical-chic), anche quando, nella finta alternanza democratica, ci sono coalizioni di centrodestra nei governi. L’élite è una e la sua ideologia politica e culturale sostanzialmente è una, con tante sfumature di colore per accontentare e al tempo stesso tenere divisa la variegata clientela, il pubblico, che, essendo il popolo, in democrazia dovrebbe avere il Potere, e invece non ce l’ha, se non nel senso che è di fatto, in certa misura, complice di quello reale.

L’élite capitalista, infatti, oltre a controllare l’economia, strumento fondamentale, promuove, propaganda e inculca, oggi anche con le attuali tecnologie mediatiche e con le conoscenze psicologiche disponibili, il laicismo, il materialismo, il  narcisismo, l’edonismo.

Questa è la base ideologica e psicologica comune dei modelli culturali proposti/imposti alle masse. Ma tali modelli  hanno successo anche perché fanno leva su e alimentano le più basse passioni umane, ciò che è più piacevole (la sfera dell’Es), facile e comodo da coltivare. Superare, invece, la propria istintualità affettiva e pulsionale implica quello sforzo che nelle religioni si chiama generalmente vita morale e ascesi, due idee oggi assolutamente fuori moda. Si è fatto credere che tutto sia relativo e che la vita, per quanto possibile, bisogna godersela materialisticamente. Due idee assurde, perché la verità esiste, è fattuale, e prima o poi con essa ci si scontra, mentre il materialismo e l’edonismo non portano alla felicità, come spiegato già da E. Fromm (1976), né presente,  né post mortem.

La morte, unica certezza della vita, viene invece generalmente rimossa.

La vita morale e ascetica era ed è considerata fondamentale non solo dalle religioni, ma anche dagli antichi filosofi greci e da tanti successivi, se si vuole giungere ad essere interiormente liberi, giusti, felici e veramente intelligenti.

Le persone risultanti invece dall’attuale condizionamento sociale sono votate, fin dall’infanzia, al culto di sé, dei beni e dei piaceri materiali, in un orizzonte esistenziale solo terrenistico. Esse sono quindi costantemente impegnate e stressate  nella quotidiana corsa all’oro, al successo e ai piaceri, anche più indicibili, nonostante la moda ipocrita e immorale.

Alle masse occidentali, dall’Ego ipertrofico, drogato dai beni e dai piaceri materiali, oltre che dalla propaganda corrente, ovvero dal finto sapere dell’infarinatura culturale di massa, di origine scolastica, universitaria e mediatica, viene di solito fatto credere che le religioni siano solo un retaggio superstizioso del passato. Le masse, che in particolare dalla preadolescenza  diventano tossico-dipendenti rispetto ai suddetti beni e piaceri, neanche vogliono sapere altro, né quindi fanno troppe indagini sulla faccenda, anzi, ciò che passa la moda corrente, con le modalità anzidette, ad esse basta e avanza per legittimare ciò che dall’infanzia hanno preso ad amare, ovvero il loro Ego abnorme, i piaceri e i beni materiali. Semmai, piuttosto, si rivolteranno con tutte le forme dell’ aggressività, che vanno dalla critica alla violenza fisica, verso tutto ciò che frustra, o sembra minacciare, i loro desideri pulsionali/passionali, strutturali e del momento.

Nelle società contemporanee gli esseri umani, più che pensare/ragionare,  “razionalizzano”, concetto freudiano, le loro basse passioni, ovvero cercano (nei media e nei libri) ed usano/elaborano scuse plausibili per legittimarle. Hanno, quindi, una psicologia sostanzialmente dominata dagli istinti animaleschi di ogni tipo, rappresentabili con l’allegoria del maiale, della scimmia e del serpente (cfr. rivelazioni a Maria Valtorta), mostruosamente fusi, dietro una montagna di chiacchiere, sofismi e luoghi comuni, oltre che goffi e disperati tentativi di originalità in una società estremamente conformista. 

È il trionfo della ragione strumentale materialista ed egoista in vite sostanzialmente infelici e destinate al baratro, cosa che in fondo le anime, ma non le coscienze, percepiscono. L’angoscia della morte è rimossa, conculcata e deviata mediante le forme nevrotiche o peggio, mediante le dipendenze affettive, sessuali, materialistiche e di ogni tipo. Ma un problema negato e rinviato non è un problema risolto.

La scuola, in tale contesto, espleta varie funzioni oltre quelle ufficiali, legate al controllo e alla mobilità sociale, funzionale in realtà anch’essa al controllo sociale. Il sistema formativo, attraverso la manualistica, la formazione pregressa e in itinere dei docenti,  trasmette l’ideologia dominante. La trasmissione dell’ideologia serve al controllo sociale interno, ovvero a creare mentalità e psicologie conformiste, quindi sottomesse, rispetto all’ideologia e alla volontà dell’élite. Inoltre, al medesimo scopo, ovvero la formazione di soggetti omologati e non rivoluzionari, la scuola/università assicura moderatamente status e quattrini futuri (mobilità sociale), ormai sola vera motivazione dell’utenza, studenti e familiari. L’interesse intrinseco (teoretico) per il sapere e per i valori umanistici, aldilà dell’ipocrisia, è un ricordo d’altri tempi, come i più elevati standard qualitativi. All’élite servono soprattutto tecnici di vario livello, dell’operaio all’ingegnere, non intellettuali e umanisti.

Insomma, la scuola pubblica è un’istituzione che in modo latente consente la riproduzione del dominio sociale di chi già lo detiene e una moderata ascesa/collocazione sociale a chi vi aspira.

Essa contribuisce, insieme ai media, a riempire la testa e le tasche, con cui riempire la pancia, in vari modi, dell’uomo-massa, “un signorino viziato”, per dirla con Ortega y Gasset, e “a una dimensione”, conformista, per usare la terminologia di Marcuse.

I sistemi sociali occidentali, strettamente controllati, coordinati e integrati dall’unica élite internazionale al Potere, sono dunque totalitari, come ha spiegato a suo tempo la Scuola di Francoforte, dacché in essi non c’è vera libertà economica, politica e culturale.

Tutto ciò con buona pace pure degli intellettuali, degli insegnanti e dei militanti che si ritengono alternativi e divergenti.

Una matrice ideologica laicista, riciclata dall’élite capitalista, è stata il ’68, opera per lo più di figli di papà e parvenus, come denunciò a suo tempo pure Pasolini, ma   all’epoca qualche slogan rivoluzionario, retaggio soprattutto del marxismo, essi lo avevano, perché dicevano di mettere in discussione il sistema capitalistico occidentale, per creare una società più libera e giusta.

Oggi quelli che si credono antagonisti sono al più socialdemocratici (cosa che nei movimenti degli anni ’60 e ’70 era invece ritenuta una bestemmia), non parlano di cambiamenti radicali, strutturali, del sistema sociale, ma di suoi miglioramenti, in particolare riguardo alla fruizione dei beni e dei  servizi, e insistono sui cosiddetti “diritti civili”, che sono in realtà promossi, in tutti i modi, dall’élite capitalista, che gli antagonisti dicono/credono di contrastare. Singolare comunanza ideologica. In realtà i progressisti pseudo antagonisti manifestano, anche così, lo stesso narcisismo, materialismo ed edonismo diffusi dall’élite, a cui poi sostanzialmente chiedono solo di ampliare ed oliare, con i quattrini, gli ingranaggi del Welfare e della  società gaudente. Ma il Welfare e la vita gaudente, già assicurati dopo il boom economico dall’élite per i suoi interessi, non sono più funzionali alle mutevoli e mutate esigenze dell’élite. Il suo grande problema oggi è l’espansione della Cina e dei suoi alleati, i paesi Brics, con cui c’è una guerra economica spietata, e non solo economica, ma che si manifesta nei conflitti bellici locali (per ora), come già ai tempi della “guerra fredda”.

In tale contesto si svolgono pure le  proteste, in vari paesi, da parte degli studenti e degli antagonisti, contro le guerre presenti e la possibilità di una guerra mondiale.

Premesso che neanche io voglio le guerre e che sono favorevole a una redistribuzione della ricchezza, in un mutato sistema sociale, il cui modello ideale generale sta in “Utòpia” di Thomas More, i contestatori stanno  manifestando:

a) varie forme tipiche e storicamente ricorrenti di alienazione psicologica, giovanile e non, con annesse proiezioni  sul “nemico” politico di turno (mentre oggi il vero “nemico” in realtà sta dietro le quinte e non nei Parlamenti, dove siede del personale secondario prezzolato);

b) la loro latente paura della morte, quella morte sempre rimossa e che la guerra, o la paura di essa, finisce con l’attualizzare, col rendere presente, possibile, vicina;

c) i contestatori manifestano in realtà pure il desiderio di fare la vita materialistica a cui sono abituati, che hanno in mente e per cui sono stati educati e progettati, e che è in realtà il loro sogno. Ma essi non vedono che quel sogno era stato loro trasmesso da chi, l’élite, ha nel frattempo mutato interessi e prospettiva politica, dato il diverso scenario economico/politico internazionale, rispetto ai decenni del boom economico e della guerra fredda. La persistente ricchezza occidentale, nonostante crisi ed inflazione, che in alcune aree europee, come il Sud Italia, con annessa modernizzazione ideologica, è giunta solo dagli anni Ottanta del ‘900, favorisce l’inganno e la suddetta parziale discrasìa tra obiettivi dell’élite e desideri delle masse. . 

Per essere veramente antagonisti e alternativi, in questo sistema sociale, bisogna non essere narcisisti, egoisti, familisti, superbi, materialisti ed edonisti, e non bisogna sposare le interpretazioni, pure pseudo scientifiche, ideologiche e in sostanza taroccate (artefatte ad hoc), della manualistica e della moda mediatica  corrente.

Marco Santoro – 2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002

Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino

Docente di Filosofia e Storia nei Licei

Professore a contratto all’Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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