“Solo Dio è buono” dice Gesù nel Vangelo. Il concetto è espresso altre volte in vari modi:
“Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli…” (Mt 7,11) dice il Cristo rivolgendosi a delle persone comuni, non a delinquenti.
Dalla Rivelazione biblica, già veterotestamentaria, l’immagine dell’uomo naturalmente buono, della “brava persona” comune, viene drasticamente ridimensionata. L’uomo è naturalmente incline al male e peccatore. Nell’antichità Dio ha faticato per ricavare bontà e fedeltà dal popolo che si era scelto in particolare, gli Ebrei, per far loro compiere una missione storica particolare. Non perché gli Ebrei fossero peggiori di altri, anzi. Il fatto è che la comune natura umana è corrotta in tutti e quindi il male è presente in tutti i popoli, in tutte le culture, in tutte le epoche. E le religioni, con le norme morali, pur con i loro limiti, a volte grandi, si pongono nella Storia come argine al dilagare del male, e favoriscono la socialità e un certo sviluppo spirituale.
L’orgoglio umano si rifiuterà di accettare la malvagità della nostra natura, ma risulta chiaramente da tutto quello che Dio ha detto prima ai Santi ebrei e poi cristiani, negli ultimi 4000 anni. I Santi cristiani sono progressivamente illuminati da Dio innanzitutto circa i loro peccati, che devono combattere per tutta la vita, anche se nel frattempo arrivano magari a fare miracoli, oltre ad avere apparizioni celesti, in un rapporto di grande familiarità con Dio. Si vedano, ad esempio, le vite di San Francesco d’Assisi (+1226), Santa Teresa d’Avila (1515-1582), Santa Faustina Kowalska (morta nel 1938) o San Pio da Pietrelcina (morto il 23 settembre 1968).
Presso altri popoli pure si trovano informazioni analoghe, sebbene non così copiose ed esplicite.
Ma Gesù Cristo non si è presentato primariamente come giudice – poi fa e farà anche quello – dell’umanità corrotta, ma come Salvatore. Si può infatti leggere nel Vangelo di Giovanni:
[16]Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. [17]Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. [18]Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. [19]E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. [20]Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. [21]Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio” (Gv 3,16-21).
Dal brano evangelico risulta pure che parte degli esseri umani, pur di fronte all’iniziativa salvifica di Dio-Cristo, preferiscono “le tenebre”, le loro “opere malvagie”, ovvero vogliono continuare a vivere nei loro peccati. In tal modo, però, sono “già condannati”, ovvero non salvati dall’inferno, destinazione eterna dei peccatori impenitenti, non pentiti (cfr. Gv 3,12; Mt 5,22; Mt 10,28; Mc 9,48). Al riguardo, nel Vangelo di Matteo (25,31-46) si legge:
[31]Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. [32]E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, [33]e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. [34]Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. [35]Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, [36]nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. [37]Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? [38]Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? [39]E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? [40]Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. [41]Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. [42]Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; [43]ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. [44]Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? [45]Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. [46]E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».
Nelle sue “Confessioni” Sant’Agostino spiega una cosa che poi è stata confermata, secoli dopo, anche da un pensatore ateo come Freud, ovvero che già i bambini non sono pure anime innocenti. Freud li definisce “perversi polimorfi”. Essi non sono asessuati e non sono privi di malizia e cattiveria, crescenti con l’età.
Per il cristianesimo, ma anche per il precedente ebraismo, questo dipende innanzitutto dalla natura umana corrotta che ereditano attraverso i loro genitori:
[7]”Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre” (Sal 51,7),
scrive il profeta Davide. Dopo Eva, che ha peccato per prima, e Adamo, che l’ha seguita lasciandosi convincere, l’umanità ha tradito Dio. La sua volontà si è separata da quella di Dio (che possiamo forse immaginare, sulla base delle rivelazioni alla mistica Luisa Piccarreta, in corso di beatificazione, anche come una forza cosmica che anima al fondo tutte le cose).
Il genere umano, questo il senso del racconto della Genesi, non ha superato la prova a cui Dio l’aveva sottoposto col divieto di mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male. Gli esseri umani si sono rivelati, con Dio e poi tra loro, volubili, e quindi inaffidabili, traditori. Eva, seguita da Adamo, ha preferito il suo desiderio alla norma, che rappresentava la volontà di Dio.
Che siano personaggi storici o simbolici non è per noi essenziale. Conta la dinamica, la logica della situazione, la scelta. Tutta la Scrittura poi lo conferma. Cacciati dal Paradiso terrestre, essi si sono trovati in balìa della loro volontà, legata a una natura ormai corrotta e su un pianeta ostile, una colonia penale, la Terra, sia perché prima vi erano già stati mandati in esilio gli angeli ribelli (cfr. Apocalisse cap. 12), divenuti demoni, sia perché il mondo naturale terrestre, le piante, gli animali, ecc., pur sottoposto anch’esso alla corruzione, non si era ribellato a Dio e continuava a vivere maggiormente secondo la Sua Volontà, che è diversa e spesso opposta a quella umana corrotta; la Terra quindi è diventata inospitale, la natura ostile, per l’uomo ormai peccatore.
Degradati col peccato ad esseri primitivi, brutali e materiali, con le relative basse passioni, gli esseri umani sono stati però inseriti da Dio, Padre Misericordioso, in un gigantesco progetto di recupero, che nella teologia cristiana si chiama “economia della salvezza”, con cui Dio, facendoli evolvere spiritualmente, ha voluto e vorrebbe riportare a casa, cioè in Cielo, i singoli e i popoli. Tale plurimillenario piano di recupero, che la Teologia cristiana della Storia prova a spiegare (per esempio con Sant’Agostino, nella “Città di Dio”, o con gli scritti del vescovo Bossuet), tuttora in corso, si svolge con la Misericordia, la Giustizia e con la logica di Dio, che sono diverse dalle nostre. Gli esseri umani sono liberi, ma Dio sta cercando di salvare – innanzitutto dall’inferno – i salvabili, sta cercando di far progredire tutti i popoli e le culture, che hanno dinamiche interne e relazioni complesse tra loro (cfr. A. Toynbee, grande storico e filosofo della Storia).
Intanto, sempre e ovunque, si nasce e si cresce con una natura corrotta, che nell’immediato si eredita dai genitori.
Il bambino e la bambina, “perversi polimorfi” come li chiama Freud, non sono dunque corrotti dalla società, come sosteneva l’illuminista Rousseau (per inciso: tale filosofo/pedagogista, nella sua vita privata, non si è occupato della madre e ha messo i suoi tre figli all’orfanotrofio). Poi la mitologia russoiana dello “stato di natura”, in realtà nata nell’età delle scoperte geografiche, poi soprattutto ad opera dei filosofi Libertini del Seicento, ha agito potentemente nella cultura europea successiva (mi vengono in mente, ad esempio, I casi di W. Reich, psicanalista eretico, e M. Mead, antropologa discutibile e discussa).
Il mito dello stato di natura e del “naturale” arriva fino ad oggi nella cultura di massa. L’Illuminismo ha voluto contrapporre polemicamente “natura” e “cultura” (in senso antropologico). La cosa è un pò assurda perché le culture sono un prodotto naturale dell’uomo, dotato di ragione, di istinti, più o meno bassi, dotato di un’anima.
Ma tale fittizia contrapposizione è parte dell’attuale ideologia dominante, figlia appunto dell’Illuminismo, che voleva mettere la Ragione umana sopra tutto, in particolare sopra la religione, mentre invece la Ragione, con la Filosofia e la Scienza successive, si è vieppiù scoperta limitata (cfr. ad es. P. Feyerabend, “Addio alla Ragione”, Ed. Armando).
La Ragione illuminista si pone, dunque, come superiore pure alla Rivelazione, che invece per i credenti viene da Dio, che è più intelligente e potente degli uomini. Infatti, sia la Ragione illuminista che quella scientifica attuale, i miracoli non li sanno spiegare ed essi sono fatti concreti, documentati, avvenuti e che continuano ad accadere.
Uno dei dogmi della Ragione illuminista dice: “tutto ciò che è naturale è buono”, ma in realtà non è dimostrato e dimostrabile. Sono naturali anche la morte, propria e dei propri cari, il cancro, i terremoti, le eruzioni, le alluvioni, le glaciazioni e i surriscaldamenti del pianeta, i fulmini, i virus, i coccodrilli, i serpenti a sonagli, ecc. Ma sono naturali pure le tante culture (in senso antropologico) e psicologie con cui gli esseri umani hanno prodotto e producono menzogne, cattiverie, violenze, sopraffazioni, ingiustizie, dittature, imposizioni, stragi, guerre, ecc. Tutto ciò che è naturale è buono? Non esattamente.
E negli esseri umani c’è tanta bontà ?
La Storia dice tutt’altro. Che gli uomini siano naturalmente malvagi, istintuali e animaleschi, prima di Freud e altri, abbiamo visto che lo ha detto chiaramente Gesù Cristo nel Vangelo. Anzi, presentatosi come Dio, con corredo di profezie, miracoli e prodigi a conferma, ha detto proprio di voler risolvere il problema della malvagità naturale, che porta all’inferno. Dio-Padre non vuole perdere i suoi figli e muore in croce con Dio-Figlio per loro. L’accoglienza riservatagli non è stata e non è delle migliori. Pure i successi conseguiti con la storia del cristianesimo sono oggi in evidente declino. Siamo, innanzitutto in Occidente, nella prima epoca ricca ed atea a livello di massa della Storia. Non solo per la forte propaganda laicista prodotta dalle élites, ma anche per la ricchezza ottenuta le masse hanno abbandonato Dio:
“L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono” dice un Salmo.
Godendo e amando beni e piaceri materiali, si cercano e si fanno proprie le giustificazioni teoriche del materialismo e dall’edonismo, che vengono fornite dalla scolarizzazione di massa e dai media, entrambi controllati, come tutto il sistema sociale in Occidente, dall’élite. Si realizza ciò che dice un altro Salmo biblico:
2]Nel cuore dell’empio parla il peccato,
davanti ai suoi occhi non c’è timor di Dio.
[3]Poiché egli si illude con se stesso
nel ricercare la sua colpa e detestarla.
[4]Inique e fallaci sono le sue parole,
rifiuta di capire, di compiere il bene.
[5]Iniquità trama sul suo giaciglio,
si ostina su vie non buone,
via da sé non respinge il male. (Sal 36, 2-5)
Pure dove sopravvive la forma della fede in Cristo, manca spesso la sostanza, ovvero mancano lo spirito e la lettera nell’osservanza dei suoi insegnamenti (innanzitutto sull’umiltà, sulla sessualità, sui soldi, l’amore del prossimo, ecc.). Oppure la sequela di Cristo non è svolta per amor Suo, ma per amor proprio e anche così non è vera virtù, come ha spiegato Gesù a S. Caterina. Tra gli indicatori sociologici esteriori, invece, la frequenza alle celebrazioni domenicali risulta molto bassa dalle statistiche. Cristo non interessa, gli si preferisce altro (di solito beni e piaceri materiali). C’è, ad esempio, tra sedicenti cristiani, chi mette Dio all’ultimo posto, non ne pratica i comandamenti, lo mette in un piccolo angolo della sua vita e della sua giornata (magari con qualche preghiera la sera), perché vuole il Suo aiuto, pur vivendo per il resto una vita mondana, narcisista, edonista e materialista. Dominano, nella nostra società, in modo esplicito o implicito, narcisismo, orgoglio, superbia e desideri materiali. Dio, quando ancora considerato, così viene ridotto (anche da certi teologi), relegato e usato per le proprie necessità. Per il resto si seguono, di fatto, l’affettività istintuale (soprattutto per i figli), i bisogni passionali (lussuria e avidità in primis), la cultura, la mentalità e la psicologia laicista in auge.
Nella relativista società post cristiana, quella della Post-verità, come la definisce Lee McIntyre, dove ufficialmente vigono solo plurali “narrazioni” sulla realtà, innanzitutto sulla morale, come dicevano già gli esponenti del “Pensiero debole” (Vattimo, Rovatti, ecc.), poi però ognuno è assolutista rispetto alla propria mentalità, e la vuole pure imporre agli altri, anche sfruttando a proprio modo il principio di maggioranza che si usa in democrazia.
Queste sono manifestazioni della “personalità autoritaria”, studiata dalla Scuola di Francoforte prima e dopo la Seconda guerra mondiale. L’amore lascia liberi. Il forte desiderio e il tentativo d’imporre a ogni costo la propria volontà/mentalità non sono tipici solo dell’uomo “fascista” o “nazista”, infatti i liberali (ad es. nell’Italia dell’Ottocento) e i comunisti, nella Storia, hanno fatto le stesse cose (e questi ultimi pure peggio, circa 100 milioni di morti, cfr. “Libro nero del comunismo”, a cura di S. Courtois, storico francese). Quelli autoritari risultano piuttosto comportamenti tipici dell’uomo moderno laicizzato (che può anche dichiararsi credente o ricoprire cariche religiose), ma è privo dell’amore che viene da Dio, amore che è figlio e padre della libertà.
Quella autoritaria è una tentazione anche per i ricercatori e gli insegnanti di ogni ordine e grado.
Non esistono in campo scientifico (ma non è detto altrove), e si sa da decenni, verità assolute, e si sa pure che né la scienza, né l’insegnamento sono neutrali: tutto è connotato ideologicamente, in modo esplicito o implicito. Quindi chi studia o insegna cosa/come? Dichiara egli/ella, ricercatore o insegnante, apertamente la sua ideologia, quale che sia e come è consentito dalla Costituzione italiana (art. 33), ma come richiede almeno l’onestà intellettuale?
Torniamo al problema della malvagità.
Come si forma la psicologia della cattiveria e della violenza, che ormai dilaga nella società laicizzata, tra non credenti e pseudo credenti, non solo cristiani?
Dalle rivelazioni fatte da Cristo nei secoli, a testimoni speciali, i Santi, possiamo ricavare, poste le premesse soprastanti, ulteriori indicazioni.
Come detto (da Gesù nel Vangelo), l’uomo non è naturalmente buono ed altruista, anzi. Sant’Agostino riprende e sviluppa l’analisi nelle “Confessioni” e chiarisce che è in particolare dall’adolescenza, con lo sviluppo della sessualità, che il dominio delle passioni sulla persona rischia di diventare pressoché assoluto, pur agendo, dirà Freud, anche dall’inconscio, senza che se ne sia quindi consapevoli.
Quante scelte e convinzioni (che si possono anche considerare “razionalizzazioni” secondo la psicanalisi) rimandano in realtà, in ultima analisi, ad Eros e Thanatos, che vogliono, in un modo o nell’altro, realizzarsi? Quanta e quale ideologia serve a legittimare e prolungare tale realizzazione delle pulsioni?
Ma non è solo questione di ideologia e di abitudini, che diventano “abiti”, secondo la teoria aristotelica, cioè modi d’essere. Esiste secondo il Vangelo e i Santi mistici una dimensione più profonda, spirituale.
Dall’adolescenza vissuta, innanzitutto a causa dell’educazione familiare e sociale, senza l’autodominio razionale e spirituale sulla sessualità, proposto già dai filosofi greci, le anime cominciano anche ad infestarsi di demoni, assai più che nell’infanzia, quando il bambino ha dovuto subire, al riguardo, l’eventuale, ma oggi frequentissima, l’influenza spirituale negativa dei genitori, che è fatta anche di “presenze”: gli spiriti sono di solito invisibili, ma non per questo meno reali, ed entrano nelle anime e negli ambienti dove c’è il peccato, dove si cade e si ricade in esso. Tutto questo, dopo il Vangelo, Gesù Cristo lo ha spiegato e proprio fatto vedere, nei secoli e fino ad oggi, in particolare ai suoi Santi/mistici, ad esempio San Francesco d’Assisi, Santa Teresa d’Avila, Santa Brigida, Santa Caterina da Siena, Santa Gemma Galgani (morta nel 1903), San Pio da Pietrelcina, ecc. I Santi e le esperienze mistiche, se pure ci limitiamo a duemila anni di cristianesimo, sono un’infinità. Consiglio pure di leggere i bellissimi testi della beata Emmerich, morta nel 1824, oltre a quelli dei Dottori della Chiesa.
Dunque, pur avendo, senza sua colpa, il bambino prima ereditato una natura corrotta e poi subito l’influenza spirituale negativa di genitori peccatori, il bambino divenuto adolescente, comincia a metterci del suo, e volontariamente comincia a vivere innanzitutto i peccati nella sessualità, che è il primo ambito in cui i demoni tentano gli esseri umani, come ha spiegato il grande mistico Sant’Antonio abate (cfr. Sant’Atanasio, “Vita di Antonio”, Edizioni Paoline). Entrati dalla porta dei peccati sessuali, i demoni fanno sì che l’anima adolescenziale sviluppi tutti gli altri vizi capitali: la superbia e l’orgoglio, il materialismo/l’avidità, l’irascibilità (fino alla violenza fisica), la pigrizia (anticamera di altri vizi e della depressione), la golosità, ecc.
Un esempio evangelico classico è la figura di Maria Maddalena: giovane donna bellissima e benestante, dall’adolescenza era diventata una libertina, ovvero una lussuriosa praticante, che andava con vari uomini, a piacimento, anche già sposati (cfr. pure le rivelazioni alla beata Emmerich e a Maria Valtorta, +1961). Incontrato Gesù, dopo resistenze e schermaglie iniziali, lo ha seguito e Lui ha dovuto cacciare dalla sua anima sette demoni, dice il Vangelo, insediatisi grazie ai peccati. Poi la Maddalena, entrata nella cerchia apostolica, ha fatto una vita di preghiera e penitenza, fino alla morte, ed è diventata Santa.
Dall’adolescenza secolarizzata di oggi, in particolare, partendo magari dalle già dette infelici premesse dell’infanzia, la persona si struttura e si consolida progressivamente anche come influenzata o infestata da demoni, con una psicologia che si manifesta come segnata dalle dipendenze, di vario genere, innanzitutto nella sessualità, nell’affettività, con relative paure/ansie/paranoie, ecc. Le altre dipendenze oggi formano un lungo elenco.
La mentalità secolarizzata, oggi di moda, serve dunque da un lato a giustificare la vita di peccato, a darle senso, e anche a fornire vani o parziali tentativi di spiegazione o soluzione, per affrontare l’inevitabile infelicità e problematicità (fino alle disgrazie), che segnano poi la vita dei singoli e delle società occidentali globalizzate.
La “grande illusione” di ottenere la felicità con una vita materialista ed edonista, nonché sostanzialmente egoista ed egotista (cioè basata sul culto di sé), era stata denunciata già cinquant’anni fa dal grande psicanalista, sociologo e filosofo laico Erich Fromm, in “Avere o essere?”. Lo studioso tedesco aveva davanti a sé la società statunitense, dove i fenomeni negativi associati a un certo stile di vita, si erano realizzati prima, già dagli anni Cinquanta. Poi, con la ricchezza di massa, si sono diffusi nel resto dell’Occidente e oggi sono vieppiù globalizzati.
Ma gli esseri umani contemporanei, generalmente schiavi della superbia e delle loro passioni, ormai non ascoltano più nessuno, né Dio, né le morali laiche più ragionevoli, che comunque avrebbero/hanno efficacia limitata: volere non è potere, sopratutto rispetto alle passioni, che sono più forti. Per affrontare certi problemi, insegna anche Sant’Agostino, ci vuole l’aiuto di Dio, occorre la Grazia, che si ottiene alle Sue condizioni.
Nel frattempo, ci si veste soltanto, allora, di moralità e pure di moralismo, negando o ignorando i propri peccati, che intanto si continuano a praticare, in pubblico e in privato, secondo l’andamento tipico di una qualunque tossicodipendenza, che poi può continuare tutta la vita.
E il gigantesco progetto di recupero per l’umanità, messo in campo da Dio, per cui ha creato anche la Chiesa, piano chiamato “economia della salvezza “?
È per i poveri, non solo in senso materiale, per gli umili almeno in parte, che si sentono nulla e attribuiscono a Dio o al prossimo ogni eventuale loro merito o virtù; è per quelli che riconoscono e combattono i loro peccati, con i mezzi forniti da Dio stesso.
Marco Santoro – 2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002
Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino
Docente di Filosofia e Storia nei Licei
Professore a contratto all’Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche
In collaborazione con: www.gazzettadelelmilia.it
Foto copertina: immagine generata dall’AI

