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Home Cultura e società Legale “L’Agorà del Diritto” – una domanda, una risposta:Emma Bonino: “La libertà non è un dono che ti fanno ma un diritto che ti prendi”

“L’Agorà del Diritto” – una domanda, una risposta:Emma Bonino: “La libertà non è un dono che ti fanno ma un diritto che ti prendi”

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Nella giornata di ieri è scomparsa Emma Bonino.

Probabilmente, vi starete chiedendo l’attinenza di tale notizia con la rubrica l’ “Agorà del Diritto”, ma il nesso tra la vita e le battaglie di Emma Bonino ed il mondo del diritto in Italia, è molto stretto.

Prima che essere una politica, infatti, la leader del Partito Radicale era una militante per i diritti civili.

Anche a lei dobbiamo, infatti, tanti diritti che oggi diamo per scontati, in quanto acquisiti, ma che negli anni 60’ e 70’ del secolo scorso non erano neppure sanciti, primi fra tutti il diritto all’aborto ed al divorzio.

Nel nostro spazio editoriale più volte abbiamo approfondito aspetti della normativa sul divorzio e risposto a domande che i lettori ci hanno posto al riguardo.

Bene, senza Emma Bonito (ed a ad altri politici come Marco Pannella e Loris Fortuna, per citarne alcuni, nonché a tanti militanti civili), forse l’introduzione e l’evoluzione della normativa in materia di scioglimento del matrimonio, così come la conosciamo oggi, non l’avremmo avuta o avremmo avuto “qualcosa” di diverso.

Così come non possiamo non ricordare il suo contributo, come militante per i diritti civili, alla legge sull’aborto, in passato considerato dal codice penale delitto “contro l’integrità e la sanità della stirpe”.

Per tale sua battaglia, Emma Bonino ha pagato in prima persona venendo anche arrestata.

Era, infatti, il 1975, quando la giovane attivista fondava il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA), e poi si consegnava ai carabinieri per avere aiutato migliaia di donne ad interrompere la gravidanza.

Ma vediamo insieme come si sono svolti i fatti.

Era il 15 giugno 1975, nella città di Bra, in provincia di Cuneo, Emma Bonino, giovane ventisettenne, si reca al seggio per votare ed uscita dall’urna, rivolgendosi al presidente (di seggio), afferma: “Presidente, sono colpita da un mandato di arresto, mi consegno a lei”.

Arresto, caserma, carcere di Cuneo e poi carcere di Firenze.

Tutto questo per aver trasgredito le norme che vietavano l’aborto.

Alla futura leader politica, infatti, dopo che il ginecologo le aveva diagnosticato l’infertilità, resta incinta e decide di interrompere la gravidanza.

Da quanto si legge su ansa.it “La lotta di Emma per l’aborto diventa disobbedienza civile”: “Il medico, racconterà lei stessa, le propone di abortire clandestinamente a costi elevati e lei – arsa dall’umiliazione – si rivolge ad un consultorio gestito da radicali a Firenze. Un incontro personale che si trasforma in un evento cruciale per la sua vita politica: nessuna avrebbe dovuto vivere più quell’offesa. E, da quel momento, era il 1974, la sua carriera si salda indissolubilmente con l’impegno per garantire il diritto all’interruzione della gravidanza e con la militanza radicale.
     Insieme a Marco Pannella e Gianfranco Spadaccia, inizia un percorso di aiuto pubblico alle donne che vogliono abortire e di autodenuncia. Nel 1975 vengono arrestati tutti e tre. (…) Uno de
i tanti atti di disobbedienza civile che si accompagna alla raccolta firme fatta con l’Espresso per il referendum abrogativo per depenalizzare l’aborto. Lo sfondo è una stagione di grandi battaglie civili che avrebbero fatto da apripista alla legge 194 approvata nel 1978. Una tappa importantissima ma non un punto di arrivo per Emma Bonino che, per tutta la vita, continua a battersi per i diritti delle donne e a denunciare le storture dell’obiezione di coscienza e gli ostacoli nell’uso della pillola abortiva

Tornando all’autodenunzia essa faceva parte di una strategia propria dei radicali: rivendicare pubblicamente di aver trasgredito la legge, sempre in modo pacifico e non violento, portando la disobbedienza civile al margine estremo del campo pagando tutte le conseguenze in prima persona.

Risultato?

Puntare i riflettori dell’opinione pubblica e l’interesse del mondo politico su tematiche scomode e spesso evitate in quanto altamente divisive.

C’è chi ai diritti ha dato voce e c’è chi, come la leader radicale, ha dato ad essi voce e corpo pagando in prima persona per le proprie idee e battaglie (si ribadisce pacifiche e mai violente) anche con il carcere.

Tante sono le battaglie che si potrebbero ricordare, come ad esempio, quella contro la pena di morte.

Tutte sono legate da un filo conduttore comune: la libertà.

Concludo ricordando una sua frase: “La libertà non è un dono che ti fanno. È un diritto che ti prendi”. 

Avv. Emilio Graziuso – Avvocato Cassazionista e Dottore di Ricerca.

Presidente dell’Associazione Nazionale”Dalla Parte del Consumatore”

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: Emma Bonino e Sandro Pertini – Marcia per la Pace Roma 25 dicembre1985 – credits by indeciso42

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