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Cop 26, ambiente: le contraddizioni del governo Draghi

da | Nov 2, 2021 | Politica

Cop 26: si è aperto il summit sul cambiamento climatico di Glasgow ed è iniziata la narrazione sulla tragedia imminente. A questo tipo di comunicazione ha contribuito il presidente del Consiglio Mario Draghi: «Dai catastrofici incendi e dalle inondazioni che abbiamo visto ora, allo sbiancamento delle barriere coralline, alla perdita di biodiversità, l’impatto del cambiamento climatico è già fin troppo evidente. Anche il suo prezzo sta aumentando rapidamente, soprattutto per le nazioni più povere. Il costo dei disagi per le famiglie e le aziende nei paesi a basso e medio reddito ammonta a ben 390 miliardi di dollari l’anno», si legge in uno dei passaggi dell’intervento del primo ministro alla cerimonia di apertura del vertice dei leader mondiali.

Nulla di quanto detto da Draghi è in realtà contestabile. Tutto rientra nel novero della realtà e non viene celato. C’è solo un piccolo problema, ben rilevato dall’attivista ambientale Greta Thunberg: “Dietro il “bla, bla, bla” ufficiale, i provvedimenti economici in direzione della riduzione delle emissioni sono ben pochi. Anzi. Laddove vengano prese delle misure capita anche che vengano ritirate”.

Basta guardare in casa nostra, senza mettere sul banco degli imputati la solita Cina. Due gli esempi macroscopici: la sostanziale abolizione dello smart working nella pubblica amministrazione e l’ennesimo rinvio della plastic tax nella legge di bilancio 2022.

Brunetta non valorizza lo smart working

Qualche settimana prima che Draghi volasse a Glasgow per dirci come bisogna salvare il mondo, il suo ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta sanciva la fine del lavoro a distanza come modalità ordinaria di lavoro nella PA. Il risultato è che fra ottobre e novembre 2021 tornano in presenza in ufficio circa 700mila dipendenti pubblici. Ovviamente lo stato dei trasporti è abbastanza identico a quello presente prima della pandemia da Coronavirus nel 2020. Pertanto una parte rilevante di queste persone continuerà a recarsi sul posto di lavoro con un proprio mezzo di trasporto privato.

Il risultato non sarà positivo sul versante delle emissioni. Lo si può dedurre facilmente da uno studio dell’Enea del 2020 sullo smart working che ha coinvolto 29 amministrazioni pubbliche e 5.500 lavoratori in epoca pre-pandemica. Nell’indagine, l’ente nazionale di ricerca sosteneva che il lavoro agile aveva ridotto la mobilità quotidiana del campione esaminato di un’ora e mezza in media a persona: ovvero “46 milioni di km evitati, pari a un risparmio di 4 milioni di euro di mancato acquisto di carburante”.

L’Enea stimava anche un taglio di emissioni e inquinanti in “8mila tonnellate di CO2, 1,75 t di PM10 e 17,9 t di ossidi di azoto”. Ovviamente queste “delizie” ora verranno di nuovo rilasciate in atmosfera per la gioia dei nostri polmoni e in ossequio al cambiamento climatico.

La plastic tax

Si conosce l’impatto della plastica sul cambiamento climatico, date le emissioni che si sprigionano nella sua fase di decadimento. L’imposta di 0,45 euro a chilogrammo, nel frattempo, è stata rinviata due volte, ora si prevede l’entrata in vigore nel 2023. Si teme l’impatto sulle aziende produttrici ma, la tassa sull’utilizzo di involucri di plastica, riguarda soltanto i cosiddetti Macsi, ovvero i manufatti di plastica con singolo impiego: quelli che non possono essere riciclati per la loro composizione chimica e pertanto particolarmente nocivi all’ambiente.

Insomma, il governo italiano sembra praticare due registri diversi: uno riguarda la comunicazione drammatica; l’altra la pratica dei provvedimenti che sembrano singolarmente consoni al “ritorno ai bei vecchi tempi antichi”, quando Greta era ancora nella culla e il movimento “Fridays for Future” non riempiva le piazze.

Stefano Paterna

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