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Home Attualità Mondo Caso Epstein: quando abbiamo smesso di condannare la bestialità umana?

Caso Epstein: quando abbiamo smesso di condannare la bestialità umana?

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Il caso Epstein sembra essere stato riportato in vita con gli Epstein files, ma è un ritorno duraturo o rapido e pressoché indolore?

Abbiamo abbandonato l’attenzione verso Epstein come i bambini abbandonano velocemente un giocattolo dopo un giorno dall’acquisto. In fin dei conti, non dovrebbe stupire questo atteggiamento così remissivo, dato che sembra essere il giusto approccio a qualsiasi scandalo mediatico: alzare i toni e dimostrare una rabbia collettiva che in realtà si lascia ben presto cadere, per poter dire di aver assolto al proprio dovere pubblico, mantenendo tuttavia la propria vita privata sgombra di affanni.

Quando a fine 2025 hanno iniziato a comparire i primi accenni ai cosiddetti Epstein Files, pochi, se non quasi nessuno, conoscevano gli abissi del caso che si è radicato in modo così subdolo nella realtà di tanti Paesi. Dalla generale ignoranza connaturata ad un rilascio inaspettato di documenti poco inerenti al quadro geopolitico degli ultimi anni si è passati a un maggior riguardo per la questione, grazie anche ai suoi forti legami con il problema della prostituzione infantile e dei traffici di abusi sessuali.

Cercare di scoprire chi fosse Jeffrey Epstein non è così semplice: le notizie della sua incarcerazione e suicidio sono relativamente facili da trovare su Internet, non è certo un mistero nemmeno il suo processo giudiziario, portato avanti in modo piuttosto rapido nel 2019. Tuttavia, capire come tale figura fosse e sia tutt’oggi una delle incarnazioni più evidenti di una perversione folle e talmente audace da andare a inficiare la politica e l’economia mondiale è un’altra storia.

La presenza pubblica di Epstein sulla scena mondiale è quanto più complessa e articolata: i suoi forti legami con imminenti personalità provenienti dal mondo della tecnologia, della finanza e della politica hanno un che di sinistro. Non solo ha tessuto la sua rete così da inglobare il maggior numero possibile di persone, ma ha anche fatto in modo che ciascuna pedina sul tavolo sentisse di essere la più rilevante possibile, mentre svuotava lentamente ma efficacemente i loro ruoli, con l’obiettivo di far quadrare tutto in ogni casella da lui magistralmente ideata ed edificata nel grande gioco del potere.

La grandezza di questo piano sembra essersi esaurita nel momento dell’arresto e del conseguente suicidio del suo artefice, ma ecco che gli Epstein Files riportano a galla un quadro ormai quasi destinato allo scantinato. Dopo il primo grande impatto con l’opinione pubblica, l’afflato di stupore e straordinarietà del circuito di prostituzione di Esptein e della compagna Maxwell, che aveva portato tanti cittadini globali ad informarsi e alcune delle vittime dello stesso a sentirsi relativamente più sicure nel presentare la propria orribile esperienza, è andato scemando. C’è da chiedersi dove tutto l’odio iniziale e l’aggressività verso un sistema in seno al quale è sorto questo impero abominevole sia andato.

Nel corso dei mesi successivi, è indubbio che la situazione geopolitica mondiale sia fortemente cambiata, e altre questioni con conseguenze nell’immediato hanno sostituito un caso considerato forse ormai “vecchio”, presentato ora sotto un’altra luce, ma forse ormai solo una fievole fiaccola più che un fuoco scoppiettante. È da considerare però la facilità con cui ascoltatori e lettori abbiano lasciato la presa su un argomento di tale portata. Sembra quasi che l’attenzione generale sia appesa ad un filo e ogni minimo rivolo d’aria sia quello fatale per farla precipitare, fino a trovare un altro fragile appiglio, un barlume di interesse volitivo e poco stabile.

D’altra parte, lo stesso mondo mediatico funziona con un algoritmo simile: le brutalità come le violenze di Epstein compaiono come dei flash, veloci e facili da coprire con contenuti futili e di maggior gratificazione. Nonostante questo calo, quanto rivelato da questi files non può essere tralasciato o messo da parte. Il miliardario rimane un soggetto pericoloso, anche dopo la sua morte, perché le sue azioni hanno causato e continuano a causare un dolore indicibile. Pensare di dover avere a che fare con lo stesso tipo di persone influenti, se non proprio quelle, che hanno aderito con piacere al sistema di violenza ed abuso non è un peso facile da portare.

L’attualità del caso di Epstein dovrebbe diventare perpetua perché esso ha evidenziato la capacità dell’uomo di produrre e di sostenere una depravazione al di là di ogni immaginazione, appoggiandosi a leader e capi carismatici che a lungo hanno professato la volontà di proteggere, difendere e aiutare gli stessi cittadini che così facilmente “svendono” in cambio di più potere e brama.

Il teatro della lussuria mondiale e della necessità viscerale di poter incarnare la forma più elevata di potenza desiderabile e raggiungibile ha spinto oltre qualsiasi limite possibile il confine tra ciò che è ammissibile fare ad altri esseri umani e ciò che non lo è. Non si sta più parlando di teorie o congetture, ma di realtà dei fatti. Ecco il ruolo di questi fascicoli: fungono da reminder della potenza distruttiva dell’uomo sull’uomo, incarnando il precetto hobbesiano “homo homini lupus”, di un uomo che diventa carnefice di se stesso.

Troppo facile quindi distogliere lo sguardo da quanto possano essere brutali le nostre azioni, per cercare qualcosa di più leggero, che sollevi l’animo invece di appesantirlo e farlo rimuginare sull’erroneità delle proprie convinzioni. Abbiamo abbandonato l’attenzione per gli Epstein files come dei bambini che si stufano del proprio gioco, ma al contrario di questi ultimi, ci manca l’innocenza nel farlo. Siamo totalmente consapevoli che decidere di non guardare non toglie importanza al caso, ma anzi gliene conferisce di più. Non possiamo dunque ritenerci migliori di chi è diventato protagonista in prima persona dell’annientamento della dignità umana. Resta da chiederci se ci stia bene o no.

Benedetta Del Pio Luogo

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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