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Cui prodest? Usa o Russia?

da | Ott 2, 2022 | Attualità

In attesa di conoscere chi, tra Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg [1] e Volodymyr Zelens’kyj, verrà insignito del Nobel per la Pace, e prima che il conflitto in Ucraina si estenda a tutto il mondo occidentale, proviamo un po’ a vedere a chi giova l’interruzione del flusso di gas e, intanto che ci siamo, proviamo a vedere la guerra dal lato economico. Qualche sorpresa interessante che, seppur nota, non viene rimarcata e resa “di pubblico dominio”.

Gli scenari della guerra “ibrida” che si combatte in Ucraina stanno rapidamente mutando e da guerra di sostegno al popolo ucraino potrebbe virare, dalla notte alla mattina, a confronto diretto tra Russia e USA, i quali a loro volta trascinerebbe nel conflitto tutta la NATO.

Nella settimana che si è appena conclusa due sono gli episodi che fan tremare la terra:

  1. l’annessione “formale” dei territori conquistati dai Russi in terra Ucraina e la conseguente richiesta di accelerare l’adesione alla NATO dell’Ucraina;
  2. Il sabotaggio ai due gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2 (ancora in costruzione e sospeso per volontà imposta dagli statunitensi, così come lo fu per il gasdotto del Sud che avrebbe servito l’Italia).

Se per il primo caso, stando almeno alle norme che regolano l’ammissione di Stati alla NATO, nonostante le sollecitazioni di Zelens’kyj ad accelerare le procedure per l’ammissione della Ucraina nella compagine atlantica, le attuali normative non consentirebbero (il condizionale è d’obbligo viste le capacità diffuse a modificare norme e introdurre leggi emergenziali) di accogliere STATI IN CONFLITTO.

Nel secondo caso invece, dovessero palesarsi le responsabilità statunitensi o di un qualsiasi altro Paese europeo nel sabotaggio, ecco che l’episodio si configurerebbe come un “attacco diretto a infrastrutture strategiche di un Paese sovrano” e dal fronte ucraino la Guerra si evolverebbe a terza guerra mondiale.

Un attacco sconsiderato che, se dovesse venire punito con la “legge del taglione”, una bella mattina potremmo trovarci, non solo al freddo e al gelo, ma anche senza internet. Un problemino che a casa di ciascuno di noi farebbe solo bene, ma che al sistema economico genererebbe impressionanti scombussolamenti.

Provate, solo per un attimo, a pensare cosa accadrebbe se i collegamenti tra le banche venissero interrotti, i dati dei pazienti degli ospedali e di cura non fossero più accessibili o se non si potesse più scaricare l’aggiornamento del Green Pass (sarebbe l’unico vero vantaggio di una eventuale ritorsione dei sabotatori russi) e vi di seguito.

Già, perché se venisse confermato che il sabotaggio ai gasdotti fosse opera degli Americani, i Russi potrebbero benissimo sabotare le linee di collegamento di internet.

E nonostante il rimpallo di responsabilità da una parte all’altra, nonostante, i media mainstream siano propensi a colpevolizzare i cattivoni russi, così come avviene per gli attacchi alla centrale nucleare in mano alle truppe di Putin sin dai primi giorni di guerra (non si capisce perché dovrebbero auto bombardarsi essendo un presidio strategico militare importante), l’ossessione americana verso i vari gasdotti Nord e Sud sono noti, così come è ormai chiaro  che l’egemonia statunitense sui popoli europei è passata da influenza amichevole a comando su tutti i fronti.

Il caso più eclatante l’ha subito un sindaco di una cittadina tedesca (delle dimensioni più contenute della nostra bellissima Lucca) al quale è stata recapitata una missiva, firmata da tre senatori americani, che gli intimava di non lasciar passare il gasdotto nord stream 2 altrimenti avrebbe subito pesanti ripercussioni.

Era l’agosto del 2020 quando il documento, siglato dai senatori Ted Cruz (R-Texas), membro del Comitato per le relazioni estere del Senato, Tom Cotton (R-Ark.) e Ron Johnson (R-Wis.), che serviva come avviso formale legale con il quale si intimava lo stop ai servizi garantiti alle navi e alle squadre russe che stavano realizzando il gasdotto. In caso contrario, scrivono i tre repubblicani, sarebbero scattate le sanzioni che – più in generale – avrebbero potuto interessare 120 aziende di 12 Paesi europei, coinvolti nella costruzione dell’infrastruttura.

Un livello di arroganza che ha raggiunto vette inqualificabile verso un Paese sovrano, un tempo alleato e oggi lo si vorrebbe suddito (Germania).

Ma se il gasdotto Nord Stream 2, insieme al suo gemello del sud (quello che dalla Turchia avrebbe dovuto portare il gas anche all’Italia) gli USA sono riusciti a bloccarli,  il Nord Stream 1, che rifornisce prevalentemente la Germania, è sempre stato nel mirino dei vertici statunitensi.

La combinazione Germania – Russia, almeno dal punto di vista economico, posto che politicamente sono su fronti contrapposti, non è mai stato ben vista dagli americani che, come vedremo in seguito, sul mercato europeo puntano molto per riportare in equilibrio i propri conti al limite del default. Una situazione così critica che da sola potrebbe valere una guerra, magari fuori dai loro confini.

Ecco quindi che il sabotaggio nel mar Baltico potrebbe avere la firma che non t’aspetti, o quasi.

Qualche mese fa, prima dell’invasione dell’Ucraina, il presidente degli Stati Unito d’America Joe Biden  così si esprimeva rispondendo alle domande dei giornalisti: “Se la Russia invade, non ci sarà più un Nord Stream 2. Metteremo fine a questo”. Parole pronunciate lo scorso 7 febbraio e che, dopo le esplosioni sul gasdotto, sono rimbalzate immediatamente sui social media. Molto esaustiva fu la risposta di Biden ad una cronista che in quello stesso 7 febbraio chiedeva: ”Come farete esattamente, visto che il progetto è sotto il controllo della Germania?“, “Vi garantisco che saremo in grado di farlo”, la risposta di Biden.

Una minaccia che, alla luce dei fatti odierni, sembra essere stata una promessa… e gli uomini d’onore le promesse le mantengono!

Un sospetto che rischia, quindi di maturare a verità con tutte le conseguenze del caso.

L’episodio, che costringerebbe la Germania a restare al freddo e al gelo, pone all’attenzione alcune questioni di natura economica e non solo di natura puramente egemonica. 

La lettura economica della strategia USA potrebbe non essere solo fantapolitica bensì essere la reale motivazione dell’induzione al conflitto in Ucraina e al seguente coinvolgimento dei partner europei così da cercare di riportare in equilibrio i conti tra USA e resto del mondo,  aprendo al contempo aprre un canale assolutamente riservato e non solo preferenziale verso il vecchio continente, potendo così accelerare il riequilibrio di una bilancia con l’estero fortemente compromessa da parte stelle e strisce.

E, osservando i dati che esporremo tratti da vari studi, si evince come, nonostante la Russia abbia un PIL molto basso, abbia i suoi conticini largamente positivi che gli consentirebbero di portare avanti la guerra ancora per molti mesi.

(A seguire i grafici del Debito/PIL USA e il confronto con gli altri paesi industrializzati)

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Il Problema del debito pubblico e la posizione netta sull’estero USA

Si fa un gran parlare del Debito pubblico italiano (160%) ma quello degli USA (140%), come rilevato da “Orizzonti Politici di febbraio 2022”  fa rabbrividire per i valori assoluti di indebitamento. Infatti, scrive il giornale, il “tetto del debito federale, arrivato alla cifra record di circa 28500 miliardi di dollari. Persino Jamie Dimon, attuale amministratore delegato di JPMorgan Chase, la più grande banca al mondo, ha espresso timori quanto all’evento “potenzialmente catastrofico” di una eventuale insolvenza creditizia da parte degli Usa. Inoltre, un portavoce di Morgan Stanley ha avvertito la possibilità di un default del credito statunitense. Infine, anche il presidente della Federal reserve Jay Powell ha asserito che, a seguito di un eventuale default, la banca centrale statunitense sarebbe debole nel “proteggere completamente” l’economia americana dai rischi che ne deriverebbero.”

(Tabelle Debito Pubblico)

Ma un altro indicatore che mette all’angolo l’economia USA deriva dalla Posizione netta sull’estero.

Ma il debito pubblico  – scriveva Antonino Iero, già responsabile del Centro Studi e Ricerche Economiche e Finanziarie di UnipolSai  il 6 giugno 2022 dalle colonne deIl Sole 24 Ore –  è solo un aspetto dell’indebitamento, perché a fronte delle passività governative vi possono essere attività dei privati (famiglie e imprese) in grado di più che compensare il disequilibrio patrimoniale dello Stato. Si pensi alla situazione del Giappone, per esempio. Più interessante, quindi, appare esaminare un dato che sintetizza la condizione debitoria complessiva del sistema economico di un Paese. Mi riferisco alla posizione netta sull’estero (Net international investment position, o NIIP)[5]. Essa registra le consistenze di attività e passività finanziarie nei confronti di soggetti non residenti. È un dato di stock, misurato ad una data prestabilita e influenzato sia dall’andamento nel tempo del saldo delle partite correnti, sia dalle fluttuazioni del cambio della moneta nazionale. Una posizione netta passiva configura una nazione come debitrice, una positiva come creditrice. Vediamo come si caratterizzano alcuni Paesi relativamente alla posizione netta sull’estero”.

(Tabella NET)

Viene perciò immediatamente spontaneo chiedersi come gli  Stati Uniti, che totalizzano  oltre diciotto mila miliardi di dollari di debiti verso il resto del mondo, pari a circa il  78,7% del PIL USA, possa sostenersi senza nuovi sbocchi commerciali. 

Quindi non è tutto oro quel che luccica!

E’ bene richiamare l’attenzione al fatto che tra le nazioni creditrici spicca la Cina (inclusa Hong Kong) con un attivo di oltre 4.100 miliardi, seguita da Giappone e Germania. Si tratta di Paesi con ampia base manifatturiera, vocati ad esportare.

Ecco quindi l’estrema necessità degli USA di spingere a fondo l’acceleratore sull’EXPORT e, guarda caso, la guerra ha aperto il fronte del Gas Naturale Liquido verso l’UE e le incertezze di taluni Paesi, leggi Germania, che dal Nord Stream 1-2 erano praticamente dipendenti, sono state sciolte all’indomani dei sabotaggi “russi”, al loro stesso gasdotto che peraltro gli alimentava anche un po’ di risorse per sostenere l’impegno bellico, ora dovranno favorire una accelerazione alle importazioni di Gas dagli USA, preferibilmente, direbbe il diplomatico Biden.

Se le ritorsioni russe dovessero esserci, senza ipotizzare una guerra atomica, il conflitto  si estenderà a buona parte del mondo e temo che questa volta patiremo molte perdite anche dal fronte del “fuoco amico”.

Il motto sarà, “Si salvi chi può”, la Germania ha già iniziato, con la messa a disposizione di 200 miliardi per far fronte ai maggiori oneri di imprese e famiglie a causa dell’incremento dei prezzi del gas, ma presto o tardi, oltre alla Ungheria sovranista e alla Germania europeista altri metteranno in mare delle scialuppe di salvataggio per tentare la fortuna fuori dall'”abbraccio mortale”.

“Chi ha più filo fa più tela…” racconta un antico proverbio. E noi quanto filo abbiamo?

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 Biden da video: “Se la Russia invade, non ci sarà più un Nord Stream 2. Metteremo fine a questo”. Le parole pronunciate dal presidente americano Joe Biden lo scorso 7 febbraio rimbalzano sui social dopo le esplosioni che hanno provocato danni ai gasdotti Nord Stream e Nord Stream 2 nel mar Baltico. Mosca ha chiesto ufficialmente spiegazioni alla Casa Bianca ricordando le parole del presidente Usa. “Se la Russia invade, non ci sarà più un Nord Stream 2. Metteremo fine a questo”, la risposta di Biden ad un cronista lo scorso 7 febbraio. “Come farete esattamente, visto che il progetto è sotto il controllo della Germania?”, la domanda successiva. “Vi garantisco che saremo in grado di farlo”, la risposta di Biden.

LINK Utili

(argomenti di politica e gli editoriali)

Lettera senatori americani: https://it.euronews.com/2020/08/07/north-stream-2-la-lettera-dei-senatori-repubblicani-usa-che-minaccia-sanzioni

Video Biden e gasdotto https://youtube.com/shorts/mVXXxv3utlU?

Debito Pubblico USA: https://www.orizzontipolitici.it/gli-usa-a-rischio-default-il-problema-del-debito-americano/

Guerra di debito Il sole 24 Ore – https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2022/06/06/debito-guerra-usa-russia/

 Biden  estrapolato da video: “Se la Russia invade, non ci sarà più un Nord Stream 2. Metteremo fine a questo”. Le parole pronunciate dal presidente americano Joe Biden lo scorso 7 febbraio rimbalzano sui social dopo le esplosioni che hanno provocato danni ai gasdotti Nord Stream e Nord Stream 2 nel mar Baltico. Mosca ha chiesto ufficialmente spiegazioni alla Casa Bianca ricordando le parole del presidente Usa. “Se la Russia invade, non ci sarà più un Nord Stream 2. Metteremo fine a questo”, la risposta di Biden ad un cronista lo scorso 7 febbraio. “Come farete esattamente, visto che il progetto è sotto il controllo della Germania?”, la domanda successiva. “Vi garantisco che saremo in grado di farlo”, la risposta di Biden.

Lamberto Colla Direttore

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