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Home Attualità Italia Non tutto il dissenso è uguale

Non tutto il dissenso è uguale

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Da Ancora Italia. Pubblichiamo una replica al nostro di alcuni giorni fa dal titolo: https://www.quotidianoweb.it/attualita/leclissi-del-dissenso-tra-legoismo-dei-leader-e-i-militanti-lasciati-soli-alle-battaglie-legali/

L’articolo de La Gazzetta dell’Emilia e QuotidianoWeb sull’eclissi del dissenso solleva questioni che non possiamo ignorare.

È vero: negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita, alla crescita e spesso alla dissoluzione di numerose esperienze politiche nate nell’area del dissenso. Ci sono stati personalismi, divisioni, ambizioni individuali e, in alcuni casi, una distanza evidente tra le promesse fatte ai militanti e ciò che poi è stato realmente costruito.

Ma attenzione a non commettere lo stesso errore che l’articolo denuncia: mettere realtà diverse dentro un unico contenitore.

Ancora Italia non si riconosce in quella descrizione.

Abbiamo un ideologo, Diego Fusaro, e non lo abbiamo mai nascosto. Ma avere un riferimento culturale e filosofico non significa avere un capo politico al quale adeguarsi.

La nostra identità politica nasce da un’idea condivisa, da principi e valori che vengono discussi e portati avanti collettivamente. Non è un’ideologia calata dall’alto da un leader carismatico.

Abbiamo commesso errori? Certamente.

Abbiamo conosciuto difficoltà e anche momenti di crisi? Certamente.

Chi fa politica seriamente non può raccontare una storia fatta soltanto di vittorie.

Ma una cosa è il fallimento di una singola iniziativa politica, altra cosa è rinunciare ai propri principi per ottenere consenso.

Ed è proprio su questo che Ancora Italia rivendica la propria coerenza.

In questi anni abbiamo visto anche quanto sia difficile costruire qualcosa di realmente alternativo in un sistema politico nel quale il dissenso viene spesso diviso, assorbito, marginalizzato o ricondotto all’interno degli schemi tradizionali.

Non abbiamo bisogno di inventare complotti per riconoscere che ogni movimento realmente alternativo può essere sottoposto a tentativi di condizionamento e di divisione. Su questo bisogna essere vigili, senza trasformare ogni difficoltà interna in una teoria del complotto.

Per noi la questione fondamentale rimane un’altra.

Se vogliamo fare politica in maniera diversa, dobbiamo prima di tutto dimostrare di essere diversi come persone.

Non basta parlare di sovranità, libertà, giustizia sociale o interesse nazionale.

Bisogna praticarli.

Bisogna avere coerenza.

Bisogna saper rinunciare all’interesse personale quando entra in conflitto con quello collettivo.

Bisogna rispettare chi milita, anche quando non è d’accordo con noi.

E soprattutto bisogna smettere di considerare la politica come una carriera personale.

Ancora Italia non vuole essere l’ennesima versione della vecchia contrapposizione destra-sinistra.

Quella divisione, così come viene utilizzata oggi, è ormai logora e troppo spesso serve a mantenere il cittadino dentro uno schema nel quale cambiano i governi, cambiano i colori e cambiano gli slogan, ma i problemi reali delle persone rimangono.

Il lavoro.

Il potere d’acquisto.

La dignità sociale.

La sovranità nazionale.

La tutela delle famiglie.

La libertà individuale.

La pace.

E c’è un’altra questione che non possiamo più eludere: quanto spazio di autonomia rimane realmente alla politica nazionale quando le decisioni vengono sempre più condizionate da vincoli, interessi e indirizzi sovranazionali?

Questa è una domanda politica, non una teoria complottista.

E noi continueremo a porla.

Perché il nostro obiettivo non è sostituire un leader con un altro.

È cambiare il modo di fare politica.

E per farlo bisogna cominciare da noi stessi.

Prima ancora che diversi nei programmi, dobbiamo dimostrare di essere diversi nelle persone.

Ancora Italia.

Io Rompo

SatiQweb

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