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Obbligo Vaccinale: Consulta, arriva l’ora della decisione

da | Nov 13, 2022 | Attualità

Troppo silenzio su di un importante appuntamento, quello nel quale la Consulta, il 30 novembre prossimo, dovrà decidere se il nostro corpo diventa una proprietà dello Stato o se saremo ancora liberi di poter decidere, in completa autodeterminazione le nostre scelte e le nostre cure.

Malgrado l’abominio perpetrato da parte del governo Draghi, il dibattito sull’imposizione vaccinale obbligatoria fin dall’età dei 12 anni, sembra scomparso o quantomeno, scarno e poco diffuso.

Una grandissima crepa inserita nella società civile, dove il legislatore ha volutamente distorto il valore dell’art. 32 della Costituzione andando arbitrariamente a stabilire quale sia il limite “democratico” nel quale la legge può violare il rispetto della persona umana.

Forse il “messia” l’insuperabile “unito dei mercati” avrebbe dovuto approfondire meglio la parte finale dell’art 32 dove si legge: “In nessun caso la legge può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Si perché oggi ci ritroviamo, tra i vari componenti che dovranno esprimersi sulla validità dell’obbligatorietà vaccinale, il prof. Marco D’Alberti che fino all’ultimo è stata la figura apicale dell’organigramma dell’Ufficio della Presidenza del Consiglio dei Ministri del governo Draghi, in qualità di “Consigliere giuridico” con funzioni di “assistenza diretta e personale al Presidente nelle materie di carattere giuridico”.

Non era nemmeno trascorso un mese dalla sua assunzione alla Presidenza, che il governo de “L’Omniscienza divina”, emanava il famigerato liberticida decreto-legge N. 44/21, ovvero quello dell’obbligatorietà vaccinale.

Come è possibile che oggi, tra i giudici della Corte che dovranno decidere sulla violazione della libertà costituzionale di proteggere il proprio corpo, sieda anche colui che, pur noi non sapendo se lo abbia redatto o prestato la sua consulenza, all’epoca era l’unico consigliere giuridico di Draghi?

Se non vi è conflitto d’interessi, ammesso che lo possiamo chiamare così,  appare quanto meno inopportuno che possa presenziare e giudicare un atto così importante, in funzione del suo precedente incarico.

Un decreto che ha violato la libertà individuale e il rispetto della persona con la funzione di voler rendere il cittadino succube dell’autorità contigentando la libertà, il lavoro, la dignità e la libera circolazione.

L’opinione pubblica deve alimentare il dibattito richiedendo di rispondere alla domanda se, nell’operato del legislatore, vi sia stato corretto bilanciamento tra i diritti costituzionali coinvolti, oppure se vi sia stata irragionevole ingerenza rispetto alla finalità perseguita.

Ci auguriamo che l’Alta Corte tenga anche conto, non solo delle varie sentenze emesse da diversi Tribunali italiani contro questo scellerato decreto, ma anche delle dichiarazioni di Janine Smal di Pfizer che ha ammesso, ridacchiando in audizione alla UE, che non era stato fatto nessun test per verificare se il siero potesse proteggere dalla trasmissione del virus.

Questa dichiarazione pone l’elemento preciso che la finalità del decreto 44/21 di evitare il contagio, contraddice sé medesimo nella formula giuridica impositiva, perché il siero non tutela e non previene il contagio e, conseguentemente nemmeno la salute pubblica.

Quello che ormai emerge è che è stata una scelta, se non omicida quantomeno scellerata, alimentando quindi il sospetto della volontà di instaurare una dittatura sanitaria, tanto ambita da un’élite che prova a destrutturare la società civile, con l’aggravante della complicità delle più alte cariche degli Stati, che hanno posto il sigillo impositivo delle autorità che rappresentano.

Monsignor Viganò docet!.

Andrea Caldart

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