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Home Cultura e società Io Rompo Il bonifico nell’aldilà: quando la TV resuscita Wagner per farlo pagare da Hitler

Il bonifico nell’aldilà: quando la TV resuscita Wagner per farlo pagare da Hitler

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Viviamo in un’epoca di post-verità, ma non sapevamo di essere entrati in quella della necromanzia finanziaria. L’ultimo cortocircuito culturale è andato in onda su La7, dove la saggista Mirella Serri, con la sicumera di chi la sa lunga, ha servito al pubblico un’informazione che ribalta le leggi del tempo e dello spazio: Richard Wagner sarebbe stato finanziato da Adolf Hitler.

Ora, il problema non è un’interpretazione storica divergente. Il problema è l’aritmetica elementare. Richard Wagner morì a Venezia nel 1883. Adolf Hitler nacque a Braunau am Inn nel 1889. Sei anni dopo.

Dottoressa Francesca della Valle

Perché il Führer potesse finanziare il compositore della Valchiria, avremmo dovuto assistere a un miracolo economico senza precedenti: un neonato che, dalla culla, stacca assegni retrodatati verso l’oltretomba, o un morto che risorge per incassare i diritti d’autore da un regime non ancora nato.

Questa non è una semplice “svista”. È il sintomo di una pressapochezza culturale che è diventata metodo. Si spara la corbelleria per alimentare il caos, per colorare il racconto, per rendere il “mostro” ancora più mostruoso, ignorando che la realtà è già abbastanza complessa. Wagner era certamente antisemita, e il nazismo ha cinicamente manipolato la sua estetica, ma trasformare un legame postumo e ideologico in un rapporto di lavoro è falso, pigro e pericoloso.

La verità è meno televisiva, ma molto più profonda. Richard Wagner, come abbiamo già scritto, morì nel 1883, quando Adolf Hitler non era ancora nato. 

Il mecenatismo che sostenne il genio di Lipsia fu quello visionario e tormentato di Re Ludwig II di Baviera, un sovrano che cercava nell’arte un rifugio dall’imminente declino della monarchia. Confondere questo rapporto artistico ottocentesco con il finanziamento del regime nazista al Festival di Bayreuth, avvenuto cinquant’anni dopo la morte del compositore, significa annullare la Storia.

Il legame concreto esisteva tra Hitler e la famiglia Wagner. A partire dagli anni venti, Hitler divenne un ospite fisso a Villa Wahnfried, la residenza dei Wagner a Bayreuth. Qui, instaurò un legame profondo con Winifred Wagner, nuora del compositore, che divenne una delle sue più ferventi sostenitrici, arrivando a fornirgli la carta e l’inchiostro per scrivere il Mein Kampf mentre era prigioniero a Landsberg.

Per i figli di Winifred, Hitler non era il dittatore, ma lo “Zio Wolf”, un amico di famiglia che amava intrattenersi al pianoforte o discutere di scenografie per il Festival di Bayreuth, che sotto il regime ricevette immensi finanziamenti statali, trasformandosi in una vetrina della propaganda nazista.

Il legame, quindi, non fu con l’uomo, ma con il suo fantasma ideologico. Hitler finanziò il culto di Wagner.

Questo nebbione steso ad arte sui fatti, non serve a informare, ma a creare un’aura di mistero oscuro attorno a nomi che oggi occupano le cronache, come la brigata di mercenari russi che del nome di Wagner si è impropriamente fregiata, ma sovrapporre i piani serve solo a pigri riflessi pavloviani: si evoca il male assoluto per non dover spiegare le sfumature del presente.

La realtà è che Wagner fu un rivoluzionario, un esiliato, un uomo dai mille debiti e dalle discutibili idee politiche, ma la sua musica non appartiene al secolo dei totalitarismi che l’ha cannibalizzata. Ristabilire chi ha davvero pagato per le sue opere significa ridare dignità alla cronologia e smascherare un giornalismo che, pur di catturare un click o un punto di share, preferisce il fascino del falso alla fatica del vero.

Quando la confusione diventa volontaria, quando il fatto storico è considerato un accessorio fastidioso rispetto alla narrazione cercata, l’informazione muore. Se i salotti televisivi diventano zone franche dove la cronologia è un’opinione e il rigore un optional, non lamentiamoci poi dell’analfabetismo di ritorno.

Prima di pontificare su Wagner, basterebbe aprire un sussidiario delle medie o, almeno, controllare che il finanziatore non sia nato quando il finanziato era già polvere.

Francesca della Valle – Giornalista Conduttrice Autrice Scrittrice Attivista civile

Presidente di Labirinto 14 Luglio

Labirinto14luglio@libero.it

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