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Le favorite: corsi e ricorsi storici e contemporanei

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È argomento di grande attualità il ritorno delle favoriteamanti non clandestine che inneggiando all’amore privato, seppur pubblicamente, ricevono incarichi istituzionali, a volte, senza né arte e né parte. 

Un salto indietro nel tempo, per ricordare ruolo e competenze, mi sembra sia inevitabile, considerando il ritorno dell’Ancien Régime, almeno in termini di figure femminili dai “facili costumi” sentimentali.

Francesca Della Valle

Le “Maîtresse en titre” risultavano figure affascinanti perché rappresentavano un paradosso storico: erano donne che, in un’epoca in cui non avevano diritti politici, riuscivano a esercitare un potere immenso attraverso la sfera privata e affettiva, anche perché molte di loro erano più colte delle stesse regine.

La loro vita, però, era sul filo del rasoio, perché estremamente precaria e sotto l’attacco costante della regina di turno, della corte, dal tempo che passava e sfioriva la loro bellezza. 

Madame de Pompadur fu la favorita più celebre di Luigi XV; non solo amante, ma quasi sovrana al punto da gestire la politica estera, promuovere le arti e sostenere la pubblicazione dell’Encyclopédie.

Il fenomeno, in realtà, affonda le sue radici nel Medioevo ma si formalizza tra il Seicento e il Settecento, diventando un ingranaggio del sistema monarchico.

Dopo la Rivoluzione Francese, l’istituzione della favorita ufficiale svanì. Sebbene i sovrani continuarono ad avere amanti, queste non ebbero più un ruolo pubblico e cerimoniale riconosciuto dallo Stato.

La domanda, a questo punto sorge spontanea: Come mai le Favorite sono tornate di moda? Il filtro sociale sembra essere il ritorno al Patronage? Un tempo, per le masse, la preferita, diventava un bersaglio perfetto: veniva colpevolizzata per le tasse alte (il popolo soffriva mentre lei acquistava orpelli di ogni tipo). 

A differenza del Re (figura sacra), lei era umana e quindi attaccabile. 

In un mondo che non prevedeva carriere per le donne, la favorita rappresentava l’unico esempio di ascesa sociale, e che pur partendo da una posizione di subordinazione sessuale, finiva per gestire i bilanci dello Stato.

Questo era il passato, come abbiamo ribadito più volte, perché in teoria, 

nelle democrazie moderne le relazioni extra – istituzionali dovrebbero essere vissute come un problema di etica pubblica.

L’evoluzione socioculturale delle amanti dei ministri – dalle “favorite” silenziose del passato alle protagoniste che oggi spiattellano tutto – segna il passaggio dal potere dell’ombra al potere dell’algoritmo.

In passato, la favorita, cercava legittimazione all’interno della corte; oggi la cerca sui social media e nei media generalisti.

Gridare ai quattro venti una relazione non è più un errore tattico, ma una strategia di personal branding.

L’amante non vuole più solo il gioiello, l’appartamento, l’incarico istituzionale, ma la notorietà e la trasformazione in personaggio pubblico.

Viviamo nell’era della “casa di vetro”. Un tempo la forza era nel segreto, oggi lo è nel raccontare per prime. Questo neutralizza l’avversario: se lo dico io, non possono usarlo contro di me, come uno scandalo rubato. Paradossalmente, in questo modo si rivendica un ruolo, trasformando il legame da “clandestino” a “ufficiale” per giustificare incarichi o consulenze che altrimenti sembrerebbero inspiegabili.

L’evoluzione socioculturale ha introdotto un nuovo elemento: la narrazione del merito calpestato. Spesso queste figure dichiarano la relazione per prevenire l’accusa di essere raccomandate. Insomma: l’abilità di ribaltare la frittata è diventata uno status quo conclamato e caratterizzato da una normalizzazione dello scandalo.

La politica, ormai, è anche intrattenimento. Rivelare una relazione con un ministro trasforma, un fatto di governo, in una puntata di una serie di Netflix. Questo abbassa il livello del dibattito pubblico ma garantisce, a chi parla, una permanenza mediatica che mai avrebbe se seguisse un percorso professionale serio e di “schiena dritta”. 

Si è passati dalla favorita che sussurrava all’orecchio del Re, a “colei” che urla al microfono, garantendosi un posto nel mondo dello spettacolo (spazzatura) e cachet d’oro per periodi, più o meno lunghi.

L’emancipazione femminile, su questa linea, fa un passo indietro di secoli e sfocia in un esibizionismo a tratti becero e a tratti grottesco. 

L’emancipazione reale presuppone l’autonomia che prescinde dall’uso che si fa della relazione sentimentale.

 L’ascesa per “riflesso” a voce grossa è un atto di rottura che non scardina il privilegio ma lo fortifica, ponendo l’accento su un esibizionismo malato e distorto ai limiti dell’inverosimile. 

Queste dinamiche offendono anni di lotte storiche e riportano, nel buio delle tenebre del Medioevo sociale, la luce della ragione, del merito e dei diritti conquistati.

Francesca Della Valle – Giornalista Conduttrice Autrice Scrittrice Attivista civile

Presidente di Labirinto 14 Luglio

Labirinto14luglio@libero.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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