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Il diritto di amare: come cambiano le famiglie e come deve cambiare il diritto

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Che cosa significa oggi “fare famiglia”? La domanda, apparentemente semplice, apre in realtà uno dei capitoli più complessi e controversi della società contemporanea. Le forme della vita affettiva sono cambiate profondamente: coppie omosessuali, famiglie omogenitoriali, genitori single, separazioni e nuovi nuclei familiari hanno modificato il modo stesso in cui pensiamo alla famiglia. Ma mentre la società corre, il diritto spesso fatica a stare al passo.

È proprio da questa distanza tra la realtà delle persone e il riconoscimento giuridico dei loro legami che prende le mosse Le famiglie nuove. Comprendere e affermare il proprio diritto ad amare in un mondo che fatica a riconoscere i nuovi nuclei familiari, il saggio dell’avvocata Paola Ripa.

Avvocata Paola Ripa

Un libro che affronta temi giuridicamente complessi, dalla tutela delle unioni omosessuali alla genitorialità, dalla maternità surrogata all’adozione da parte di persone single, fino al matrimonio egualitario, senza fermarsi alla dimensione normativa. Al centro ci sono soprattutto le persone, i loro affetti, i loro diritti e il bisogno di non sentirsi soli davanti alle istituzioni e alla società.

E proprio la solitudine rappresenta uno dei temi più interessanti della riflessione di Paola Ripa: accanto alla necessità di nuovi strumenti giuridici, il libro propone infatti l’idea di “comunità responsabili”, fondate sulla cura, sul mutuo aiuto e sulla capacità di costruire nuove forme di convivenza.

Abbiamo incontrato l’avvocata Paola Ripa per parlare di come stanno cambiando le famiglie, di ciò che il diritto ancora non riesce a riconoscere e, soprattutto, di quale idea di famiglia e di società possiamo costruire per il futuro.

Avvocata Ripa partiamo dal titolo: “Le famiglie nuove”. Che cosa rende una famiglia “nuova” oggi? E soprattutto, siamo sicuri che sia davvero la famiglia ad essere cambiata, oppure è cambiato il nostro modo di riconoscerla?

A rendere oggi le famiglie “nuove” non è solo la loro struttura geometrica ( 1/3 delle famiglie italiane è formato da 1 unica persona), ma il passaggio fondamentale dalla norma sociale alla libera scelta affettiva. In passato la famiglia era una istituzione rigida, regolata da doveri, ruoli fissi e contratti sociali; oggi è diventata una entità aperta basata sul mutuo desiderio di cura, protezione e benessere individuale.

Il nostro modo di riconoscere la famiglia nasce da una realtà diversa che ci porta a modificare il nostro codice civile.

Nel libro emerge con forza il tema del rapporto tra realtà sociale e diritto. Quali sono oggi, in Italia, le situazioni in cui la legge fatica maggiormente a riconoscere e tutelare la realtà concreta delle nuove famiglie?

Non esiste una legge chiara e nazionale che permetta la registrazione automatica alla nascita dei figli di coppie dello stesso sesso, con entrambi i genitori intenzionali. Il vuoto normativo viene spesso colmato dalla Corte Costituzionale.

Altro punto super dolente la PMA (la procreazione medicalmente assistita), l’ingiustizia della legge 40. Oggi, diventare madri in Italia dipende dal proprio stato civile o dall’orientamento sessuale. Se sei una donna single o sei in una coppia di donne, la legge ti ignora.

La PMA va allargate a tutte le donne, anche considerato l’inverno demografico italiano.

Uno dei capitoli più delicati riguarda la genitorialità nelle coppie omogenitoriali. Quanto pesa ancora, sul piano giuridico e nella vita quotidiana dei bambini, la mancanza di un pieno e uniforme riconoscimento delle diverse forme di genitorialità?

A differenza della maggior parte dei Paesi europei, l’Italia non ha mai varato una legge per tutelare le registrazioni alla nascita dei figli delle coppie omogenitoriali.

Si palesa un vuoto giuridico, la Corte Costituzionale ha richiamato ufficialmente il legislatore per colmare questa lacuna.

Oggi abbiamo i figli di serie B, i figli delle coppie dello stesso sesso.

Maternità surrogata, adozione da parte di persone single e matrimonio egualitario sono temi che suscitano fortissime contrapposizioni. È possibile affrontarli uscendo dalla logica dello scontro ideologico e mettendo al centro i diritti e la tutela delle persone?

Nel mio libro non parlo di ideologie, parto semplicemente dalla realtà dei miei assistiti. Dalle loro storie provo a trovare soluzioni giuridiche sartoriali, con tutte le difficoltà del caso.

I tempi sono maturi per offrire alle coppie dello stesso sesso qualcosa di più dell’unione civile. Per il principio di uguaglianza, costituzionalmente garantito, le persone hanno il diritto di sposarsi al di là dell’orientamento sessuale.

Per l’adozione dei single, oggi è possibile l’adozione internazionale, i tempi sono maturi anche per permettere lo stesso nell’adozione nazionale.

Sulla maternità surrogata, dobbiamo parlarne, oggi non abbiamo una risposta pronta. Si tratta di una richiesta che interessa molti, oggi vietata in Italia.

Aprire il dialogo anche su posizioni diverse ci fa crescere tutti.

Lei dedica attenzione anche alla gestione stragiudiziale dei conflitti e al cosiddetto “divorzio breve”. Quanto è importante, quando una famiglia si trasforma o si rompe, avere un diritto capace non soltanto di decidere, ma anche di accompagnare le persone nella gestione del conflitto?

Le soluzioni stragiudiziali nelle separazioni e nei divorzi (la negoziazione assistita e la mediazione familiare) permettono di definire la crisi coniugale o di coppia senza passare per il giudice, garantendo la massima rapidità ed una netta riduzione del conflitto. Evitare il contenzioso giudiziario riduce in modo sensibile i costi legati alla causa.

Lavoro molto, al mio studio, sulla promozione di una soluzione consensuale anche nell’interesse dei figli.

Nel libro arriva infine una proposta che va oltre il diritto: quella delle “comunità responsabili”, fondate sulla cura e sul mutuo soccorso. In una società in cui aumentano le nuove solitudini, può la famiglia del futuro essere qualcosa di più ampio del semplice nucleo composto da genitori e figli? E che ruolo può avere il diritto nel costruire queste nuove comunità?

La proposta della “comunità responsabile” nasce da una proposta di legge in Germania. Oggi mancano i denari per sostenere lo stato sociale, occorre imparare ad organizzarsi per affrontare la vecchiaia insieme.

Significa fare comunità, promuovere il cohousing, sostenere il portierato sociale, fornire la badante del condominio.

Accogliere le difficoltà e le solitudini insieme, ridurre i costi e promuovere la socialità.

Il diritto deve favorire ogni proposta che possa alleggerire le persone nell’affrontare le difficoltà della vecchiaia e della disabilità

Se dovesse lasciare al lettore una sola idea dopo la lettura di “Le famiglie nuove”, quale vorrebbe che fosse?

Vorrei che fosse passato il messaggio “gli altri siamo noi”.

Le tematiche affrontate sono molte, ogni lettore può trovare il passaggio relativo alla propria vita.

Leggere questo libro significa sentirsi meno soli, leggere la storia dei miei assistiti è ritrovare molto di ognuno di noi.

Il libro offre una mappa emotiva e giuridica per affrontare le problematiche di famiglia. Non è un libro per l’accademia, è un libro per tutti scritto non in giuridichese. Può interessare un liceale come una signora pensionata.

Accoglierò con piacere il feedback dei lettori, già molte persone l’hanno recensito su Amazon.

Andrea Caldart

Link utili:

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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