Notizie recenti

| | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
Home Inchieste Interviste Ronald Stein: «La transizione energetica è soltanto una transizione elettrica» – Seconda parte

Ronald Stein: «La transizione energetica è soltanto una transizione elettrica» – Seconda parte

image_printStampa

Dalla sicurezza degli approvvigionamenti alla competitività industriale, fino alle prospettive energetiche della Sardegna: il dibattito sulla transizione energetica impone di interrogarsi non soltanto sull’elettricità prodotta, ma anche sui carburanti e sulle materie prime indispensabili alla società moderna.

Nella seconda parte dell’intervista, Ronald Stein approfondisce il rapporto tra politiche energetiche, dipendenza dalle catene di approvvigionamento e sostenibilità economica delle scelte compiute dai governi. Al centro della sua analisi c’è una distinzione fondamentale: produrre elettricità non significa necessariamente sostituire tutte le funzioni svolte dal petrolio e dai suoi derivati, dai trasporti alla produzione industriale, fino ai materiali utilizzati nella vita quotidiana.

Ronald Stein: Ingegnere Professionista (P.E.), fondatore di PTS Advance, autore di rilevanza internazionale e promotore della cultura energetica

Uno sguardo particolare è rivolto alla Sardegna, un territorio insulare nel quale la sicurezza energetica, i collegamenti marittimi e aerei, la tutela del paesaggio e le esigenze del sistema produttivo rendono la questione ancora più delicata. Quali criteri dovrebbero guidare le decisioni regionali? E quale modello energetico potrebbe garantire, nei prossimi vent’anni, un equilibrio tra approvvigionamenti, costi, sviluppo economico e interessi delle comunità locali?

Sono interrogativi che chiamano in causa non soltanto le tecnologie disponibili, ma anche la capacità della politica di valutare le conseguenze concrete delle proprie decisioni. Un confronto che si conclude con una domanda rivolta direttamente ai decisori europei e italiani: le strategie energetiche tengono davvero conto dell’intera filiera da cui dipendono l’elettricità, i trasporti e migliaia di prodotti essenziali per la società contemporanea?

Le politiche energetiche incidono direttamente sulle bollette, sui costi di produzione e sulla competitività delle imprese. Come dovremmo valutare il rapporto tra investimenti nelle rinnovabili, affidabilità del sistema elettrico e costo complessivo dell’energia? A suo avviso, esiste il rischio che una transizione progettata senza un’adeguata valutazione economica trasferisca una quota eccessiva dei costi su famiglie e piccole e medie imprese?

Il petrolio grezzo (Crude Oil), il carbone e il gas naturale hanno impiegato centinaia di milioni di anni per formarsi nel sottosuolo. Da soli, non sono particolarmente utili all’uomo: nessuno brucia il petrolio greggio così com’è e la combustione di combustibili solidi non trattati, come il carbone, negli ambienti domestici per cucinare e riscaldarsi rappresenta ancora oggi una delle principali cause di morte. Si stima che l’inquinamento atmosferico domestico sia associato a circa 2,9 milioni di morti premature ogni anno.

Sono necessari una raffineria da diversi miliardi di dollari, un impianto di gassificazione o una struttura di trattamento per trasformare le risorse custodite nel sottosuolo in combustibili utilizzabili per i trasporti e negli oltre 6.000 prodotti dai quali dipende la vita moderna. La raffinazione, la gassificazione e il trattamento non sono processi di cui scusarsi: sono passaggi indispensabili per trasformare una risorsa rimasta sepolta per milioni di anni in qualcosa di utilizzabile e sicuro. È lo stesso principio per cui un seme, sepolto nel terreno, ha bisogno di acqua, luce solare e anidride carbonica presente nell’aria prima di poter svilupparsi.

Per maggiore chiarezza, le fonti rinnovabili producono ESCLUSIVAMENTE ELETTRICITÀ. L’energia eolica e quella solare NON POSSONO produrre i diversi combustibili necessari ai trasporti, né gli oltre 6.000 prodotti richiesti dalla società odierna.

La cosiddetta transizione energetica è, in realtà, soltanto una transizione dell’ELETTRICITÀ!

Neppure gli aerei, le navi, i camion e le automobili funzionano utilizzando direttamente il petrolio greggio. Funzionano grazie ai combustibili per il trasporto ottenuti dalla lavorazione del petrolio greggio, all’interno di raffinerie costruite appositamente per questo scopo.

Le crisi internazionali dimostrano che gli approvvigionamenti energetici possono essere condizionati da conflitti, rotte commerciali e dipendenze industriali. Ridurre le importazioni di combustibili fossili può diminuire alcune vulnerabilità, ma può anche aumentare la dipendenza dai Paesi che producono minerali, componenti elettronici, batterie e pannelli solari. Come dovrebbe essere progettata una strategia di sicurezza energetica per evitare di sostituire una dipendenza con un’altra?

Con le sue continue e severe regolamentazioni sulle raffinerie più pulite del mondo, attualmente situate in California, lo Stato favorisce un aumento delle emissioni provenienti dalle raffinerie asiatiche e dalle navi impiegate per il trasporto, necessarie all’economia californiana.

Inoltre, la California si sta esponendo a un rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, promuovendo il controllo delle raffinerie asiatiche sui carburanti per i trasporti che costituiscono la base della quarta economia più grande del mondo, quella californiana.

Nel dibattito pubblico, gli obiettivi di decarbonizzazione vengono spesso presentati attraverso indicatori come la capacità installata, la quota di elettricità rinnovabile e la riduzione delle emissioni. Quali altri indicatori dovrebbero essere richiesti per valutare il successo di una politica energetica? Ritiene che governi e istituzioni debbano pubblicare valutazioni comparabili dei costi complessivi, della sicurezza degli approvvigionamenti, degli impatti sul territorio e delle conseguenze per l’industria?

L’alfabetizzazione energetica comincia dalla REALTÀ: l’economia funziona grazie ai carburanti per i trasporti. Parliamo del carburante per aerei militari e aeroporti internazionali, del diesel per camion e macchinari da costruzione, delle diverse qualità di benzina per i veicoli e del combustibile bunker per tutte le navi che arrivano e partono dai porti.

L’Unione europea ha avviato una trasformazione energetica che riguarda industria, trasporti, edifici e produzione di elettricità. Dal suo punto di vista, quali sono i rischi strategici più sottovalutati di questo approccio? Quali cambiamenti consiglierebbe per conciliare riduzione delle emissioni, sicurezza energetica, competitività industriale ed energia a prezzi accessibili?

La qualità che manca agli eletti e ai decisori politici di oggi è che sembrano IGNORARE la realtà: l’elettricità è arrivata dopo il petrolio, perché tutti i metodi di produzione elettrica — idroelettrico, carbone, gas naturale, nucleare, eolico e solare — sono realizzati con prodotti, componenti e apparecchiature fabbricati a partire da derivati del petrolio ottenuti dal greggio.

Senza petrolio grezzo (crude Oil), non può esserci elettricità!

Inoltre, l’elettricità può ricaricare un iPhone, ma né le turbine eoliche né i pannelli solari possono FABBRICARE un iPhone. Tutto ciò che necessita di elettricità è costituito anche da prodotti realizzati con derivati del petrolio greggio.

Senza petrolio grezzo non esisterebbero prodotti come iPhone, apparecchi radiografici e computer, che hanno bisogno di elettricità!

Aerei, navi, camion e automobili non funzionano con il petrolio greggio: utilizzano carburanti per i trasporti prodotti dal greggio da raffinerie che costano miliardi di dollari.

Le turbine eoliche e i pannelli solari producono SOLTANTO elettricità, ma NON possono fabbricare i 6.000 prodotti o i carburanti necessari alla vita come la conosciamo.

Eliminare dal mondo l’utilizzo del petrolio greggio significherebbe eliminare l’elettricità, i carburanti per i trasporti e tutti i prodotti che hanno bisogno di elettricità: torneremmo all’Ottocento.

La Sardegna è un’isola con specifiche esigenze di approvvigionamento energetico, necessità di trasporto marittimo e aereo, difficoltà infrastrutturali e priorità di sviluppo industriale. Allo stesso tempo, la diffusione di grandi impianti eolici e fotovoltaici solleva interrogativi sull’uso del suolo, la tutela del paesaggio e la distribuzione dei benefici economici. Quali criteri dovrebbe adottare una regione come la Sardegna per stabilire se un progetto energetico risponde davvero agli interessi della popolazione locale? Come distinguere un investimento che contribuisce allo sviluppo regionale da un’iniziativa che produce energia senza offrire adeguati benefici economici alle comunità che ne sopportano l’impatto?

In meno di due secoli, l’ingegno umano ha sviluppato oltre 250 tecniche di raffinazione e trattamento per trasformare petrolio greggio, carbone e gas naturale in prodotti prima inesistenti: plastiche e gomma sintetica, fertilizzanti, detergenti, vernici, farmaci, cosmetici e carburanti come GPL, benzina, cherosene, diesel, lubrificanti e asfalto.

Questi materiali e carburanti sono alla base di vite più lunghe e più sane. Nel 1900 la speranza di vita media era di 32 anni; nel 2021 era più che raddoppiata, raggiungendo 71 anni, e oggi supera i 75. I trasporti globali, il commercio e persino i programmi spaziali si basano su prodotti raffinati dal petrolio.

Chi possiede una buona alfabetizzazione energetica conosce la portata di questi consumi: carburante per circa 35.550 aerei commerciali e per 100.000-150.000 voli al giorno; diesel per camion, treni e macchinari da costruzione; benzina per circa 1,7 miliardi di veicoli; combustibile bunker per le 116.000 navi commerciali che trasportano circa il 90% del commercio mondiale. Il petrolio è inoltre materia prima per fertilizzanti, farmaci, plastiche e fibre sintetiche, compresi i materiali impiegati per fabbricare le stesse turbine eoliche e i pannelli solari.

Senza una fonte alternativa capace di sostituire le raffinerie, eliminare il petrolio grezzo e gli impianti che lo trasformano in questi prodotti, senza avere un sostituto disponibile, potrebbe costituire la più grande minaccia per gli otto miliardi di persone del pianeta, con il rischio di un aumento dei decessi dovuti a malattie, malnutrizione ed eventi meteorologici estremi per chi tentasse di vivere senza gli oltre 6.000 prodotti oggi ottenuti dal petrolio.

Si tratta dunque di dipendenza o di scelta di stile di vita? Diremmo che non è né l’una né l’altra. La dipendenza implica una condizione patologica da cui dovremmo cercare di liberarci. La scelta di stile di vita presuppone qualcosa di arbitrario, a cui potremmo rinunciare altrettanto facilmente. È accaduto qualcosa di diverso: in meno di 200 anni la civiltà è passata da un miliardo a oltre otto miliardi di persone perché questi prodotti sono diventati disponibili, non perché qualcuno abbia scelto un determinato stile di vita invece di uno più semplice. Non si tratta di dipendenza né di preferenza: è una necessità funzionale e, finché non esisterà un sostituto di ciò che le raffinerie producono dal petrolio greggio, resterà tale.

Considerando la dipendenza dell’isola dai trasporti marittimi e aerei, le esigenze delle imprese e le difficoltà legate alla sua posizione geografica, quale modello energetico consiglierebbe alla Sardegna per i prossimi vent’anni? Quale equilibrio ritiene opportuno tra fonti rinnovabili, sistemi di accumulo, infrastrutture di rete, altre possibili tecnologie di generazione e sicurezza degli approvvigionamenti? E quali errori andrebbero evitati per non danneggiare la competitività delle imprese e il potere d’acquisto delle famiglie?

L’isola deve investire maggiormente in ciò che può sostenere la filiera di approvvigionamento dei combustibili per i trasporti e dei prodotti necessari alla crescita economica. Mi riferisco, per esempio, alle raffinerie, che trasformano il petrolio grezzo (Crude Oil) nei combustibili per i trasporti e nei prodotti richiesti dal sistema economico.

Neppure gli aerei, le navi, i camion e le automobili funzionano utilizzando direttamente il petrolio grezzo (Crude Oil). Utilizzano combustibili per i trasporti prodotti a partire dal petrolio greggio, all’interno di raffinerie costruite appositamente per questo scopo.

Le turbine eoliche e i pannelli solari producono esclusivamente elettricità. Non possono fabbricare i prodotti industriali né i combustibili per i trasporti dai quali dipende la vita moderna.

Se potesse rivolgere una sola domanda ai decisori responsabili delle politiche energetiche europee e italiane, quale sarebbe?Le politiche energetiche europee e italiane tengono conto delle esigenze della catena di approvvigionamento relative all’elettricità, ai carburanti per i trasporti e agli oltre 6.000 prodotti fabbricati a partire dal petrolio greggio?

Quale risposta concreta vorrebbe ricevere prima che vengano assunti impegni economici e industriali destinati a influenzare la vita delle generazioni future?

Mr Stein La ringraziamo per il tempo dedicato a questa intervista e per il contributo offerto ai lettori di QuotidianoWeb.

Andrea Caldart

Foto copertina: immagine generata dall’AI

Link utili:

Io Rompo

SatiQweb

dott. berardi domenico specialista in oculistica pubblicità