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La Biblioteca del lavoro: Maria Pia Ammirati

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Destino incatenato. Forced labor

Una sex worker è una lavoratrice. Nadia fa la prostituta, per necessità. È un mestiere imposto dalle condizioni di partenza: la Romania spietata delle campagne, la Romania matrigna delle sue figlie femmine nate per servire gli uomini di casa e per essere vendute. È spietata la descrizione della socializzazione primaria di Nadia. Senza lacrime e senza speranza i blocchi di partenza della “Vita ordinaria di una donna di strada.”, il romanzo di Maria Pia Ammirati pubblicato da Mondadori. Il lavoro come riscatto inconsapevole è il fulcro del romanzo. Il lavoro per Nadia è semplicemente il lavoro che trova. Prima cerca di evitarlo, poi fugge, quindi lo cerca perché lo interpreta come unica possibilità di fuga, infine si adatta ad accettarlo. Impara ad osservarlo. E diventa il punto di osservazione della dinamica esistenziale. Dalla sua postazione vede il lato nascosto del genere umano.

Periferie di vita

La sex worker Nadia non è una lavoratrice: è la vittima di una vita incarcerata in un percorso obbligato dall’ambiente sociale di appartenenza e di partenza. Rabbia, stanchezza fisica e anaffettività: è il clima tra le mura domestiche della famiglia d’origine della ragazza. Una miscela esplosiva che si trasforma in violenza fisica e psicologica contro tutto ciò che di umano si profila. Solo una zia lesbica si accorge di Nadia come persona. È l’unica a donare affetto a Nadia mentre le fa conoscere anfratti di piacere, l’intreccio di corpi, il sesso. Lo scandalo della ragazzina nella stanza della zia omossessuale ha conseguenze negative su entrambe. La donna più vecchia viene allontanata dal clan. La ragazza è venduta al miglior offerente, che se la porta via, ne abusa come lavoratrice agricola, umiliando corpo e ferendo la mente. Uccidendo la speranza dell’anima del decollo in uno scenario vivibile. Per sopravvivere alla violenza del marito-acquirente Nadia diventa una macchina di lavoro e di sesso, anaffettiva e ibernata in una maschera impassibile e all’apparenza infrangibile. Il marito-orco non tollera la sfida della freddezza. E si trova un’altra donna, che mette alla porta Nadia. I due vendono la ragazza, scambiata per soldi una seconda volta. L’acquirente è un protettore, uno che potrebbe farla lavorare sulla strada. Da lui la ragazza fugge per finire in un’altra rete di prostituzione protetta, dalla quale si sgancia di nuovo in maniera maldestra per ritornare da dove era arrivata, cioè nella casa dei genitori. Allontanata una seconda volta, si rifugia nella casa di un uomo considerato originale, quindi pazzo. Una vecchia sdentata e sorridente, un vecchio ai fornelli, il giovane considerato pazzo al lavoro in fabbrica di giorno e mai violento; Nadia dorme sola anche se ci si aspetta che vada in sposa all’operaio. E’ il meglio che la Romania matrigna offre alla ragazza. Ma l’ambientazione ricorda troppo la casa dei genitori e quello del marito. Sono troppi i trigger. E Nadia ha già visto uno scorcio di un’altra Romania. Ha incontrato una Bucarest truccata e irriverente, che ha lasciato intuire una vita diversa. Se ne va ancora, dalla Romania matrigna. Sceglie la strada e il protettore Antonio, un italiano violento con uno standing che trasmette sicurezza. La strada rappresenta un’altra vita. E’ il nuovo inizio. E’ il maquillage che cerca di coprire le cicatrici dei volti sofferenti. La strada è il luogo di lavoro. E la tangenziale che accompagna il lavoro delle prostitute nelle zone oscure dell’animo umano, dove gli uomini in gruppo diventano squadroni di morte e usano il sesso per deturpare la vita dei corpi che comprano. In una delle partite commerciali, Antonio manda la sua squadra di prostitute in un casolare abbandonato a subire uno stupro di gruppo, durante il quale muore Irina, la donna con la quale Nadia era riuscita a comunicare oltre le apparenze e la competizione.

Europa, vista dalle retrovie

Per il funerale della sex worker Irina nessuno arriva. Del riconoscimento se ne occupa Nadia. La famiglia in Transilvania riceveva denaro da lei. Lei lavorava per loro. Una puttana morta costa il prezzo del suo funerale: non serve più. La morte violenta di Irina induce Nadia a prendere appunti, a scrivere una cronaca del suo viaggio nel lavoro mercenario. Le prime note scritte riportano i consigli di Irina. Da qui, parte il viaggio verso la Mitteleuropa. Nadia è giovane e molto bella. Richiesta come escort già a Bucarest. Trasferita a Praga, incontra altri gruppi di sex workers, dorme in altre grandi stanze collettive. Mentre il sesso mercenario si declina rispettando lo spirito della città, dove est e ovest si incrociano in un reticolo urbano di facciate antiche, di ponti che illudono di sogni anche la vita più faticosa. “Lei, da puttana, aveva acquistato la libertà di viaggiare ma soprattutto l’acqua corrente, un bagno degno di questo nome, un letto con il materasso e un comodino per le proprie cose. Per non parlare del fatto che da quando era sulla strada non aveva più patito la fame. E mangiare tre volte al giorno – la carne, il pane fresco, persino i biscotti – ancora oggi le sembrava il più grande miracolo che i soldi potessero offrire.” All’anaffettività della Romania matrigna si affiancano la terra confusa con gli escrementi degli animali da cortile, le latrine fredde e sporche e buie e i muri sfaldati e umidi delle case non manutenute. Un ricordo da superare. E’ l’infanzia tradita dalla povertà dell’emozione. A Praga si rende conto di quanto il mondo e la vita possano essere diversi dalla versione fangosa della Romania, l’unica che ha conosciuto. Uomini e donne con i quali lavora, cioè i clienti, sono molto diversi rispetto a quelli di Bucarest. Il sesso sembra quasi gioioso, anche se il lavoro mai si confonde con il gioco. La sex worker rimane sempre una lavoratrice. A Praga non è più un’improvvisata, come nelle prima esperienze di strada a Bucarest. Praga, Colonia: due grandi città, due Paesi della Mitteleuropa di passaggio. Colonia è già dall’altra parte del confine ideale della sfera esteuropea.  Stesso lavoro, ma una vita diversa. “…questa è la migliore condizione per il mio lavoro. Non devo più avere a che fare un pappone ma con una organizzazione che si occupa di me, e ti assicuro che c’è una grande differenza.”, dice Nadia ad Hans, cliente di Colonia. Continua: “Se devono punirmi mi tolgono i soldi, ma non mi picchiano, non mi violentano. Se resto incinta, si occupano di tutto loro e mi fanno stare a casa per quindici giorni, invece di farmi tornare in strada dopo una settimana. Insomma, sono bei vantaggi per una poveraccia delle campagne romene.”  Il sex work è in modalità occidentale. Le versioni di se stessi recitate con le ragazze della notte qui si confondono con la vita quotidiana della maggioranza. E’ più sfumato il confine tra la vita ordinaria delle persone e quella che non si dice.

Black region

La parte oscura della vita familiare, quella dietro le quinte. E’ il focus della parte europea del romanzo. I personaggi sono intellettuali borghesi: tedesco, lui; italiana, lei. Nadia per loro è un giocattolo, un corpo del quale innamorarsi e dal quale trarre piacere. Inusuale, ma non troppo la dinamica degli eventi, l’intreccio tra la violoncellista italiana, la giovane prostituta romena e il tedesco Hans dalla germanica postura. L’autrice tiene la regia del plot in modo deciso e non permette saliscendi all’attenzione del lettore. La descrizione generale degli ambienti è quasi cinematografica tanto è curata. Mai scivola in analisi che possano fare pensare all’approccio scientifico della sociologia. Ma mette in fila tutti gli elementi che servono per descrivere realisticamente gli ambienti sociali di riferimento. La campagna povera della Romania e l’essenzialità dei rapporti interpersonali, che declinano nella spigolosità dei rapporti umani e nell’asperità delle relazioni; l’ipocrisia borghese della convivenza familiare attenta alla facciata; l’opportunismo della povertà finalizzato alla sopravvivenza. I ricchi che mai capiranno i poveri perché incapaci di vedere; i poveri che difendono la loro posizione dai giochi leggeri dei ricchi. Infine, la scena finale del libro: la povertà alla ricerca del riscatto con gli unici mezzi a disposizione cancellata per sempre dall’egoistico colpo di pistola della ricca e viziata borghesia. Classi sociali e facce diverse dell’Europa. In sottofondo, la stessa dannazione: l’imperfezione del genere umano.

Francesca Dallatana

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Maria Pia Ammirati, Vita ordinaria di una donna di strada, Mondadori, Milano, 2021

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