Secondo l’antico codice dei samurai (il bushidō, la via del guerriero), l’harakiri, o seppuku, era il modo con cui un guerriero sceglieva di morire con onore piuttosto che farsi catturare e umiliare.
Quando vedeva venir meno la possibilità di portare a termine l’impegno preso, per non tradire la propria dignità, il samurai ricorreva ad un gesto estremo, spesso volontario: si tagliava l’addome con una lama corta.
In Occidente il termine è sopravvissuto soprattutto come metafora.
“Ha fatto harakiri politico” si dice di chi si è dimesso o ha preso posizioni suicide, distruggendo la propria carriera pur di non scendere a compromessi indegni.
La civiltà europea, svuotata dei valori cristiani che un tempo la reggevano (valore della persona, distinzione tra bene e male, responsabilità) ha ormai invertito ogni sano concetto.
Buona parte della classe politica attuale, fatta soprattutto da tecnocrati sganciati dal mondo reale, pur di conservare la propria posizione, il proprio status e i propri privilegi, è disposta a sacrificare chiunque, anche a costo dei gesti più vili.
Il culmine di questa logica si sta manifestando nella folle gestione del conflitto russo-ucraino che, sotto lo slogan della “pace giusta”, continua a spingere l’Ucraina verso la sua distruzione totale. Con essa, l’intera Europa.
Dal 2020 in poi una certa élite globalista, che ha progressivamente preso il potere, ha inflitto colpi mortali al benessere collettivo, uno dopo l’altro, senza tregua.
Attraverso una sequenza di crisi (pandemia, energia, guerra), si sono susseguite scelte che hanno indebolito le economie e le libertà dei cittadini europei, che vedono sottrarre al welfare cifre sempre più ingenti, a favore di guerra e distruzione.
L’attore nato non sembra mai sazio di soldi, e in questi giorni sta avanzando la richiesta di altri 70 miliardi in aggiunta ai 90 già deliberati dalla UE per il biennio 2026/27.
Ma tranquilli, “andrà tutto bene!” e, prima o poi, l’orso crollerà.
Gianfranco Colella SatiLeaks
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